Eleonora Spedale

Istruttrice

Monza

Via Moncenisio, 4

Monza

Via Moncenisio, 4

Eleonora Spedale

Istruttrice

Sicuramente se chiedessi a qualcuno che mi conosce da quando ero piccola che tipo di studentessa sono, ti direbbe che sono sempre stata molto brava, sempre ottimi voti, sempre rispettosa. Nonostante ciò, anche io ho degli scheletri nell’armadio per quanto riguarda l’argomento.

A diciassette anni ho perso 2 anni di scuola.

Lo studio non c’entrava nulla però: ho avuto un momento di grande crisi a livello personale, e mi sono ribellata nei confronti della scuola. Ho saltato per 46 giorni di fila le lezioni e sono rimasta molto indietro, poi non ho voluto recuperare, nonostante i professori e mia madre mi spronassero a tornare e farmi interrogare per sistemare i voti. Ero in quarta, vicina alla fine dell’anno, ma la mia incapacità di gestire le emozioni mi aveva condotto a fermarmi, e tornare indietro.

In quel periodo di assenza ho vanificato l’impegno che ci avevo sempre messo. Ho abbandonato tutto e non ho voluto recuperare le prove che gli altri avevano sostenuto in quelle settimane, così ho perso l’anno.

Per cercare di rattoppare il danno, il settembre successivo mia madre mi ha iscritto ad una scuola privata di recupero anni, ma non è andata bene. All’esame finale i docenti hanno fatto una strage e siamo stati bocciati tutti.

Un altro anno perso.

Sono allora tornata nel mio vecchio istituto e mi sono messa all’opera con una mentalità diversa.

È stato proprio in quel momento che i miei pensieri rispetto allo studio sono drasticamente cambiati. All’improvviso non era più una cosa che facevo per dovere, per prendere dei bei voti o per sentirmi una brava ragazza agli occhi dei miei genitori: l’ho iniziato a fare perché avevo capito che mi serviva.

Dentro di me è davvero sorto un interesse insolito per la conoscenza, ci tenevo veramente ad imparare. Nella mia mente ormai ero scesa così in basso gli anni precedenti, che potevo solo risalire. La mia rivincita l’avrei ottenuta iniziando a STUDIARE PER ME. A prescindere dal voto, a prescindere da quello che avrebbero detto i professori, io lo volevo fare perché avevo capito che andare a scuola per motivazioni esterne non aveva senso, che sarebbe stata solo una perdita di tempo.

Avevo capito che studiare è importante per ampliare la propria mente.

Ho poi deciso di iscrivermi all’università, Scienze e Tecniche Psicologiche.

Mi sembrava l’unica scelta sensata per raggiungere uno scopo che sentivo essere la mia strada: fare un lavoro in cui avrei potuto AIUTARE LE PERSONE A SENTIRSI MEGLIO.

Ero – e sono – tremendamente affascinata dal capire come funziona la nostra mente, perché sentiamo quello che sentiamo, perché attuiamo certi comportamenti. A quel punto del mio percorso, lo studio per me era diventato una vera fonte di ispirazione, di arricchimento personale.

Alla fine del primo anno ero soddisfatta, voti alti, tutto in regola.

Una mattina, fuori dal portone dell’università, un ragazzo mi ha lasciato un invito per il corso, mi ha stupita con un esercizio e io ho iniziato a sognare. “Se io potessi studiare con questa velocità e qualità… mi cambierebbe la vita!”. Ricordo di aver pensato esattamente queste parole.

Così è stato.

Al corso ho scoperto quante capacità possediamo e quanto poco le conosciamo, quanto non ci sia spiegato nulla nemmeno sui libri in cui ti insegnano come funziona il cervello.

Sono rimasta estasiata da quello che riuscivo a fare!

Ho dato il mio primo esame studiando in 10 pomeriggi quello che prima avrei concluso in un mese e mezzo di fatica. Da lì, tutto in discesa.

È proprio per questo che ho deciso di formarmi per diventare una tutor, e poi un’istruttrice del corso: il grandissimo impatto che quest’esperienza aveva portato nella mia vita era lo stesso che avrei voluto portare io in quella degli altri.

Oggi, vedere i miei corsisti che si stupiscono di loro stessi, si emozionano per i risultati che ottengono e si chiedono di puntare a degli obiettivi che prima reputavano irraggiungibili – e che ora davvero desiderano – mi fa sentire che sto realizzando quel desiderio che ho sentito la prima volta qualche anno fa.

Adesso a me piace vedere le persone come se fossero una miniera piena di tesori da scoprire. Ogni volta che ho davanti un corsista o una persona che vuole capire come possiamo aiutarla tramite il corso, mi si accende una luce dentro che mi spinge a darle il meglio che posso, e anche quando c’è qualche giornata in cui, nella mia vita personale, le cose non vanno come vorrei, aiutare gli altri è sempre una cosa che mi riallinea con chi voglio essere e mi dà forza.

Sono sicura che se non avessi attraversato quel periodo, per me nero, in cui mi sembrava che niente e nessuno avessero importanza, in cui mi sentivo come se avessi toccato il fondo, non avrei avuto un appoggio sul quale puntare i piedi e darmi una spinta per risalire.

Adesso mi sento di usare la mia mente e le mie risorse ad un livello che mi sarebbe sembrato impensabile prima.

Ciò che ho capito dalla mia storia è che, se vogliamo, possiamo trasformare la nostra sfida più grande nella nostra forza, perché le difficoltà che incontriamo sono l’ingrediente perfetto che ci serve per evolvere.

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