Gli ultimi dati raccolti sull’abbandono scolastico, tanto a livello nazionale quanto europeo, risalgono al 2019. Ciononostante, i numeri che riguardano l’Italia sono ben superiori rispetto alla media europea. Il tutto senza considerare il fatto che la pandemia abbia inciso negativamente su un quadro già di per sé abbastanza critico. Capiamo bene di cosa si tratta, quali sono le testimonianze negative sull’abbandono scolastico e in che modo seguire il nostro corso può fare la differenza.

Cosa si intende per abbandono scolastico e perché preoccupa. Genio in 21 giorni. 2021

Cosa si intende per abbandono scolastico e perché preoccupa

Per parlare di abbandono scolastico è prima fondamentale chiarire il contesto più ampio che lo genera, ovvero la dispersione scolastica.

Con questo termine si indica un insieme di situazioni eterogenee che portano, come conseguenza, al mancato o irregolare completamento del percorso di studio. È giusto però distinguere tra dispersione scolastica esplicita ed implicita

L’abbandono rientra nella prima categoria e consiste nello smettere di frequentare (in maniera definitiva) i corsi d’istruzione. L’Eurostat parla in questo caso di ELET, Early Leavers from Education and Training, cioè di ragazzi tra i 18 e i 24 anni che si fermano al conseguimento del titolo di scuola secondaria di primo grado o ad una qualifica equivalente di durata non superiore ai 2 anni.

Il caso della dispersione scolastica implicita, invece, è di più difficile definizione in quanto con essa ci si riferisce a quegli studenti che, pur avendo raggiunto il traguardo del diploma di scuola superiore, alla fine del percorso scolastico si trovano ad avere un livello di competenze inferiore a quello previsto.

In entrambi i casi, il problema di interrompere gli studi o di completarli senza aver acquisito competenze e conoscenze indispensabili per entrare nel mercato del lavoro, espone ulteriormente al rischio di disoccupazione e, di conseguenza, all’esclusione sociale e alla povertà.

L’Europa e l’Italia: testimonianze negative sull’abbandono scolastico, situazioni a confronto

Di seguito vediamo quali sono le cause principali dell’abbandono scolastico. Ma per ora, parliamo un attimo di numeri.

Si sa, quelli a cui piace leggere di dati e statistiche sono pochi, ma qui servono per capire la portata del problema, che non si può certo ignorare.

In Italia, circa il 13,5% dei giovani ha abbandonato la scuola prima di raggiungere il diploma. Rispetto all’ultimo decennio, si è registrato un netto miglioramento (erano oltre il 23% nel 2004), ma la quota è ancora ben al di sopra dell’obiettivo che l’Unione Europea aveva stabilito per il 2020, per la quale si richiedeva, ai paesi membri di arrivare alla soglia del 10%.

L’Europa e l’Italia testimonianze negative sull'abbandono scolastico. Genio in 21 giorni. 2021

Se estendiamo il calcolo includendo non solo i dati sull’abbandono scolastico, ma anche quelli sulla cosiddetta dispersione scolastica implicita, il totale a livello nazionale supera il 20%. SIgnifica che stiamo parlando di un tema che tocca uno studente su cinque. 1 su 5!

Una precisazione importante. Le cifre citate, che sono le più recenti, risalgono al 2019 e fanno riferimento al passaggio tra gli anni scolastici 2016/2017 e 2017/2018. 

Un punto di vista più aggiornato ci viene dall’articolo pubblicato da Il Fatto Quotidiano, nel quale si pone l’attenzione sulla situazione attuale nell’Italia post-pandemia, fotografata grazie alle denunce che le varie procure provinciali hanno raccolto in questo ultimo anno.

Alla procura di Cagliari, che in media apriva 700 fascicoli all’anno di questo tipo, sono arrivate 300 testimonianze negative di abbandono scolastico e interruzione della frequenza…in un solo mese! Stessa situazione a Napoli: 900 segnalazioni in un mese e mezzo rispetto alle 400 raccolte in tutto il 2020 e alle 800 del 2019.

Nessuna regione resta esclusa dal discorso. Come si legge nel testo, in Lombardia, per esempio, dallo scorso anno a questo si è passati dal 12,6% al 15,7% di abbandoni scolastici.

Cosa provoca gli abbandoni scolastici

I numeri, da soli, dicono comunque ancora poco.

Continuando a scavare, le testimonianze negative mostrano che sono diverse le ragioni che stanno dietro all’abbandono scolastico. Alle motivazioni del singolo studente, si sommano una serie di cause raggruppabili in macro-categorie:

  • Problemi personali e familiari;
  • Difficoltà di apprendimento;
  • Situazioni socio-economiche a rischio.

Bisogna poi aggiungere che un ruolo fondamentale è svolto dall’istituzione scolastica in sé: la struttura del sistema scolastico, con i vari passaggi tra i livelli e i tipi di scuole, l’ambiente che vi si respira, il rapporto tra alunni e professori, influiscono molto sulla decisione finale dell’alunno a proseguire o interrompere gli studi.

Come si legge nel documento prodotto da Openpolis, in collaborazione con Con i bambini – Impresa sociale:

“L’interruzione della scuola prima del tempo è spesso solo l’esito conclusivo di fenomeni di dispersione che si trascinano durante il percorso di studi: ripetenze, ritardi, scarsi risultati scolastici. Fattori che spesso si accompagnano a demotivazione e poca fiducia nelle proprie capacità, e che aumentano le probabilità di lasciare la scuola precocemente.”

In sintesi, l’insuccesso scolastico deriva da una somma di fattori interni ed esterni, che combinati incidono parimenti sulla motivazione dello studente e sull’effettiva possibilità di proseguire negli studi.

L’impegno dell’Unione Europea

Abbiamo già detto che l’Europa ha sollecitato i suoi stati membri ad abbassare la percentuale di abbandono scolastico sotto il 10%. Svariate sono le iniziative incentivate a livello comunitario e statale, ma non è questo il momento né il luogo per elencarle tutte.

L’impegno dell’Unione Europea. Genio in 21 giorni. 2021

Basti sapere che le tre principali modalità promosse dal Consiglio dell’Unione Europea sono riassumibili in prevenzione, intervento e compensazione.

I termini sono molto eloquenti, ma vediamo bene di cosa si tratta.

La prevenzione punta ad agire, come dice la parola stessa, in maniera preventiva, sul sistema educativo della prima infanzia. In questa fase si lavora sulla consapevolezza degli studenti rispetto alle proprie capacità, in modo da orientare al meglio il loro percorso scolastico nel futuro, per evitare appunto la perdita di anni di studio o l’abbandono.

L’intervento fa riferimento alla fase più pratica, in cui si sviluppano una serie di iniziative volte all’individuazione e al superamento delle difficoltà di apprendimento. 

“La maggior parte delle politiche di intervento si basano sull’identificazione precoce delle difficoltà di apprendimento e agiscono con l’offerta di un sostegno mediante piani di apprendimento individuali, e/o con incentivi finanziari per le famiglie economicamente svantaggiate. Si è rivelato molto utile anche il coinvolgimento diretto dei genitori”

– si legge sul sito dell’Invalsi.

Le misure di compensazione, infine, puntano a riportare all’interno del sistema scolastico, coloro che lo avevano precocemente abbandonato, in modo da consentirgli di acquisire una serie di competenze fondamentali.

L’apprendimento come risorsa contro l’abbandono 

È evidente che, al centro di qualunque politica volta al contrasto dell’abbandono scolastico, vada messo il miglioramento delle competenze degli studenti.

A questo devono essere dirette le misure europee a sostegno delle condizioni socio-economiche più svantaggiate. Ma non finisce lì. Come si legge sulla School Education Gateway, per risolvere davvero questa piaga sociale, è necessario ragionare in termini di “approccio globale e integrato”

“Tutti gli attori della scuola (dirigenti scolastici, personale docente e non docente, studenti, genitori e famiglie) e i soggetti interessati esterni, appartenenti o meno al settore dell’istruzione, svolgono un ruolo essenziale nel contrastare lo svantaggio educativo e impedire l’abbandono. Tutti hanno la responsabilità di impegnarsi in un’azione coesa, collettiva e collaborativa, fondata sulla multidisciplinarietà e sulla differenziazione.”

Bisogna poi considerare un ulteriore dato: gli alunni con ritardo scolastico sono maggiormente esposti al rischio di abbandono. Si è parlato prima di motivazione personale come uno degli elementi che incidono sul risultato; va da sé che la mancanza della stessa, che può per esempio derivare da una bocciatura, ha conseguenze negative.

L’idea di ricominciare da capo, non solo con lo studio ma anche con la classe di compagni, i professori, o un nuovo istituto, scoraggia lo studente tanto da poterlo indurre ad abbandonare tutto, pensando casomai che quella non è la sua strada.

Niente di più sbagliato.

Il metodo Genio in 21 giorni

Per evitare che ciò accada, è necessario smontare quell’idea che ci hanno inculcato sin dalle elementari, che esista un solo e unico metodo di studio per tutti. No. E il sistema di studio che ti proponiamo noi di Genio in 21 giorni ne è la prova. 

Questi sono i punti sui quali ti aiutiamo a lavorare, con un metodo assolutamente personalizzato, tagliato sulle singole esigenze.

Agire sul problema prima che si manifesti è troppo importante: bisogna fare in modo che lo studente non sia proprio indotto a lasciare gli studi, piuttosto che pensare di agire su un suo reinserimento, quando è già potenzialmente troppo tardi.