Imparare a studiare non è facile come giocare a basket… per un semplice motivo

Qualche giorno fa sono andato al parco con Eloise.

Mentre lei si divertiva sull’altalena, ho attaccato bottone con un tizio sulla sessantina seduto a fianco a me che stava guardando una partitella di basket al campetto lì di fianco.

Hai presente quei fanatici del calcio che commentano ogni singola azione dicendo come avrebbe dovuto essere fatta secondo loro?

Ecco, quel tizio era esattamente così per il basket.

Giudicava OGNI. SINGOLA. AZIONE.

E anche quando i ragazzi in campo segnavano un tripla o un bel canestro lo sentivi borbottare.

Ma non era uno di quei criticoni antipatici e boriosi. Si vedeva che ne sapeva davvero. Sembrava quasi un allenatore che cerca di tirare fuori il meglio dai suoi ragazzi, solo che invece di urlare consigli in campo se ne stava lì sulla panchina a parlare da solo.

Si vedeva che cercava attenzioni. Forse poverino si sentiva un po’ solo. Per questo, mentre non perdevo d’occhio mia figlia, ho attaccato bottone.

Mi ha anche raccontato che quando aveva iniziato a giocare da ragazzino, andava tutti i giorni al campetto.

Non gli era mai piaciuto il calcio.

Serviva sempre essere almeno in 6 o 7 e spesso si fatica ad organizzarsi. Mentre nel basket bastavano lui, un canestro e una palla.

Da come la raccontava sembrava che da ragazzo fosse un Michael Jordan bianco.

Non tanto per questioni d’altezza (non sarà stato più di un metro e 70) ma per la quantità interminabile di ore che passava ad allenarsi.

Non aveva mai giocato da professionista, ma aveva allenato per una vita.

Mi ha spiegato che ai suoi ragazzi ripeteva sempre le stesse parole: “se vuoi diventare bravo a giocare non c’è un modo facile, devi continuare e continuare ad esercitarti”.

Effettivamente, se ci pensi, è vero.

Se ripeti svariate volte quel movimento, dopo un po’ lo farai diventare un vero e proprio automatismo.

Dopo migliaia e migliaia di tiri, impari a dosare la forza da usare a seconda della distanza, capisci dove far rimbalzare la palla sul tabellone a seconda del punto in cui ti trovi…

Quello che stai facendo, è insegnare al tuo cervello a compiere perfettamente un movimento, attraverso quella che viene chiamata “memoria motoria”.

Se devi imprimere nella tua testa un gesto ben preciso, ripeterlo all’infinito ti aiuta. Questo mi ha portato a riflettere: perché nello studio non funziona la stessa regola?

 

Quando devi imparare un concetto scritto in un libro, la ripetizione NON ti aiuterà a ricordarlo meglio

 

Il motivo è semplice. Nello sport la ripetizione all’infinito di alcuni gesti e movimenti fa nascere degli schemi motori.

Uno schema motorio è come un riflesso, un istinto. Cioè un modo in cui il tuo corpo si muove da solo, in automatico, senza che devi star lì a ragionare.

Nello studio questo ovviamente non può avvenire perché il ragionamento è fondamentale.

Questo però nessuno te lo ha mai spiegato a scuola.

Infatti, la stragrande maggioranza degli studenti è condannata a:

  1. Evidenziare interi paragrafi
  2. Fare riassunti – e, magari, i riassunti dei riassunti
  3. Leggere la pagina all’infinito, fino a quando non senti che ti è entrata in testa
  4. Ripetere ad alta voce finché non ti ricordi quello che devi memorizzare
  5. Riscrivere svariate volte il concetto per essere sicuro di averlo imparato per davvero

Se ti sei accorto che è quello che stai facendo anche tu, stai tranquillo. Non è colpa tua.

In Italia è normale studiare così e a breve ti spiegherò il perché.

A meno che tu non abbia passato qualche anno all’estero, sono sicuro che quando studi fai almeno uno degli errori che ho scritto qua sopra – o, nei casi peggiori, anche più di uno!

Il problema è che studiare in questo modo, non è solo di una noia mortale, ma è anche inutile se il tuo scopo è prendere 30 all’esame senza perdere un’era geologica per prepararlo.

 

Non mi stancherò mai di ripeterlo e di metterti in guardia: il “leggi e ripeti” è un metodo totalmente inutile

E non sono solo io a dirlo…

La conferma viene da una ricerca eseguita dal Dr. Michael A. Yassa, direttore del “Center for the Neurobiology of Learning and Memory” della University of California.

E’ emerso che, se per imparare continui a ripetere un concetto, non solo stai sprecando del tempo ma, addirittura, rischi di compromettere le capacità mnemoniche del tuo cervello.

Il problema è che probabilmente, sin dalle elementari, ti è stato insegnato a memorizzare con questo metodo.

Prova a riflettere…

Come hai imparato le tabelline?

E i verbi irregolari in inglese?

Quando la maestra di italiano ti dava una poesia da imparare a memoria, come la memorizzavi?

Mi ricordo ancora che incubo era stato imparare una poesia lunga come L’aquilone di Pascoli.

E’ normale che se ti hanno abituato a ricordare quello che studi in questo modo, continuerai a farlo anche dopo le elementari.

Il problema è che, con una strategia così scadente, fino alle superiori puoi anche riuscire a tirare avanti, ma all’università no.

Ora è tutta un’altra storia.

Inoltre, se il “leggi e ripeti” è poco efficace per studiare a breve termine, alla lunga lo è ancora di più.

Se a metà del tuo percorso universitario ti interrogassero su qualcosa che hai studiato alle superiori, sei davvero sicuro che ti ricorderesti qualcosa?

Il Dr. Randal M. Ernst nel suo libro “Thinking About Psychology”, spiega che senza un metodo di studio personalizzato, uno di quelli che ti permettono di ricordare quello che studi in base a quelle che sono le caratteristiche della tua memoria, le informazioni se ne vanno dopo qualche settimana (o in alcuni casi, giorni).

Oltretutto, basarti sulla ripetizione dei concetti, rischia di farti imparare le cose a memoria senza comprenderle davvero al 100%.

Hai mai ricevuto una domanda da un professore e, nonostante la sera ti sembrava di ricordare tutto, ti sei ritrovato con il cervello in pappa e non sapevi cosa rispondere?

Questo succede perché la tecnica del “leggi e ripeti” NON è una tecnica valida per fissare davvero i concetti nella tua mente e né per tirarli fuori a tuo piacimento.

Di conseguenza, se dimentichi anche solo un’informazione finisce che perdi il filo del discorso e t’impappini imbarazzato, creando una reazione a catena che pregiudica la tua valutazione.

Poco male se succede quando sei a casa. Il vero problema è se questa reazione a catena incomincia quando sei all’esame, davanti al professore.

Perché?

Perché ovviamente a casa non hai lo stress, l’ansia e la pressione di un esame.

Non c’è una persona davanti a te che deve valutare la tua preparazione. Ed è orribile quando studi le cose e il professore ti rimanda perché in quel preciso momento ti sei scordato un concetto che ti ha fatto saltare il discorso.

Il problema è che non stai giocando a basket. Se nello sport compiere un movimento migliaia di volte è utile, quando devi imparare delle informazioni per esporle a un esame, la ripetizione non ti aiuta.

Come dicevo prima, però, non è colpa tua.

Semplicemente, sin dalle elementari ti hanno insegnato a studiare in questo modo.

Ma la colpa non è neppure loro.

In fin dei conti ti insegnano a studiare nello stesso identico modo a cui è stato insegnato a loro.

Non lo fanno di certo per cattiveria o malvagità, ma semplicemente perché è il metodo con il quale lui ha faticosamente portato avanti il suo percorso di studi.

In altri paesi è tutta un’altra storia.

Negli USA è stata fatta una ricerca dalla University of Florida che prendeva in considerazione tutte le più prestigiose università americane.

I risultati hanno evidenziato che il 71,2% degli studenti della Ivy league ha frequentato almeno un corso legato all’apprendimento.

In molti paesi, infatti, non è raro che sia la stessa scuola ad organizzare dei corsi veri e propri per permettere ai propri alunni di capire qual è il metodo di studio più adatto per essere veloci, rapidi e non rischiare di dimenticare le varie informazioni imparate.

Gli studenti delle migliori università al mondo sanno che non basta quello che insegnano a scuola per sfondare.

Sanno che se si limiteranno a leggere e ripetere come tutti gli altri non riusciranno mai a distinguersi per meriti e risultati.

Studiare non è come giocare a basket.

Nella pallacanestro continuare a ripetere un movimento per decine, centinaia, miglia di volte è utilissimo!

Fa sì che nel tuo cervello quel movimento diventi un automatismo, così che il tiro sarà sempre più perfetto.

Nello studio no.

Continuare a ripetere, non ti servirà a ricordare più cose quando sarai faccia a faccia col tuo prof.

Ecco perché DEVI capire come sfruttare al meglio le caratteristiche della tua memoria e costruire così un metodo di studio su misura per te.

C’è un unico modo nel nostro paese per riuscire a farlo, ma per questo devi iscriverti subito al corso Genio in 21 Giorni.

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