Studentessa scompare il giorno della sua laurea, ma il motivo potrebbe riguardare anche te

Aveva ingannato tutti sul suo percorso di studi, facendo credere di essere prossima alla laurea. La finzione è andata avanti anche il giorno della discussione delle tesi.

Era riuscita a dare solo due dei 30 esami necessari per conseguire la laurea in Economia, ma a tutti andavano raccontando di essere ormai vicina alla laurea.

Così, quando il “grande giorno” è arrivato ha organizzato una festa e invitato genitori, parenti ed amici ad assistere alla seduta per la discussione della sua tesi, ma lei non si è mai presentata.

Gli invitati incravattati e pieni di regali si aspettavano di trovare la ragazza ad accoglierli all’università, ma di lei non c’era traccia.

Sarà in ritardo?

È corsa in bagno a fare il ripasso dell’ultimo minuto?

“Un po’ di strizza last moment?”

La discussione degli altri era già iniziata, ma di lei non si aveva notizia.

I parenti avevano cominciato a cercarla in giro per l’università. La nonna era andata perfino nei bagni dei maschi urlando il suo nome.

Niente, era sparita.

Forse l’avevano rapita. O magari qualche male intenzionato l’aveva aggredita.

Il padre denuncia la scomparsa della studentessa ai Carabinieri.

Sono ore di terrore e preoccupazione per la famiglia. Ma, ad un tratto ecco la svolta!

Ricevono una chiamata dal 112. Nessuna aggressione: le forze dell’ordine avevano scoperto che dei 170 crediti necessari per laurearsi, la ragazza ne aveva solo 18.

Non riusciva a dare esami da anni, ma per non deludere
i genitori aveva mentito fino all’inverosimile

Il giorno della laurea, costretta ad affrontare la realtà, non aveva retto ed era scappata dalla sorella a Milano.

Ma cosa può aver spinto una ragazza di 24 anni a inventare una balla del genere? La poveretta è stata vittima di un problema che molto probabilmente affligge anche te.

“Come va con gli esami? Che media hai?” cinguetta zia Geltrude mentre agguanta l’ultimo pezzo di panettone e ti fa sentire il campione Olimpionico degli sfigati.

“Deve dare tre esami a febbraio,” risponde tua madre al tuo posto, lanciandoti un’occhiata severa di approvazione.

“La laurea allora è vicina!” esclamano i cugini venuti dalla campagna, mentre stai pensando a un piano per cambiare identità ed espatriare in Lapponia.

Manca solo che ti chiedano se sei ancora single e hai fatto tombola.

 “Sì, ma io non sparerei mai una balla così grossa!

Probabilmente starai pensando che mai nella vita riusciresti ad infilarti in una situazione così incasinata. Ma la mega balla raccontata dalla studentessa fuggitiva non è altro che il sintomo estremo di un problema con cui di sicuro hai dovuto fare i conti anche tu: la paura del giudizio.

Non deludere amici e parenti è una responsabilità che condiziona tantissimo sia le tue giornate di studio che le tue prestazioni all’esame

Vai all’esame e pensi:

Spero che quella tipa non prenda un voto più alto del mio!

Oddio, se non passo manco sto esame che figura ci faccio con i miei amici?

I miei ex compagni si sono già laureati; chissà cosa stanno pensando di me che è la terza volta che tento analisi.

“Adesso chi la sente più mia madre se anche a questo giro mi bocciano!”

Tranquillo, provare vergogna ed essere condizionato da cosa pensano gli altri di te e di quello che fai, è un istinto primordiale.

Il sito WaitbutWhy ha ipotizzato la teoria del Social Survival Mammoth, che spiega come mai la paura di essere giudicato e il bisogno di essere accettato dagli altri fa parte del tuo DNA.

Social Survival Mammoth, tradotto in italiano dantesco, significa: la sopravvivenza sociale dei mammut.

Il tuo antenato, che andava in giro con la clava e aveva un dinosauro come animale domestico, si era reso conto che aveva più possibilità di sopravvivere in tribù che come lupo solitario.

Il gruppo infatti era sinonimo di protezione e sicurezza: c’era chi procacciava il cibo, chi proteggeva la caverna e chi arrostiva gli spiedini sul fuoco.

Chi ne rimaneva escluso rischiava di morire.

Ecco perché quello che pensano gli altri di te
e la paura di non essere accettato ti influenza ancora oggi

In fondo non vivi in una bolla di cristallo, ma in mezzo ad altri tuoi simili che inevitabilmente ti condizionano e non ti permettono di essere completamente te stesso.

Lo psicoterapeuta Joseph Burgo ha pubblicato un libro che divide la vergogna in quattro tipi, due dei quali sono i motivi che non ti stanno facendo vivere lo studio con serenità.

Ogni volta che prepari un esame infatti:

1) hai paura di disattendere le aspettative dei tuoi genitori, che probabilmente ti stanno pagando gli studi;

2) temi le critiche dei tuoi compagni di corso, che potrebbero pensare che tu sia uno stupido che non riesce nemmeno a prendere 25 quando la materia è facile.

Così vai all’esame con l’armatura come se fossi in battaglia:

davanti hai il professore occhialuto che comincia a interrogarti

alle spalle ci sono gli altri studenti che ti mettono in soggezione e ti soffocano come un’ombra malvagia.

Ti cominciano a sudare le mani.

Il cuore ti batte come se stessi correndo l’ultimo chilometro di una maratona.

Balbetti.

Senti il bisbigliare degli altri studenti alle tue spalle, pronti a ridere dei tuoi errori.

Non riesci a concentrarti sulle domande dell’esame perché ti preoccupa di più sapere cosa stanno pensando gli altri delle tue risposte.

E se poi non sai qualcosa, che figura di m***a ci fai?

Intanto l’esame prosegue.

Il pensiero del giudizio dei tuoi compagni alle spalle ti condiziona e ti distrae.

Pensi che stiano tutti parlando di te, quando magari si stanno organizzando per dove andare a bere stasera. Senti mille piccoli occhietti puntanti su di te come faretti. “Mi stanno giudicando!”, pensi fra e mille giudizi che gravano sulla tua testa.

Ti accorgi che l’esame sta andando male. Cominci a temere di dover tornare a casa e comunicare l’ennesimo voto deludente. Temi di vedere ancora lo sguardo triste e preoccupato di tua mamma mentre glielo dici.

Questo pensiero ti uccide.

Amici. Famiglia. Pensi più a loro che alle risposte da dare… e prendi un altro 18, se ti va bene!

Ti rendi conto anche tu che non puoi continuare a farti condizionare la vita da quello che pensano gli altri di te.

Non puoi studiare in pace se, oltre all’ansia di non passare l’esame, ti torturi pensando a come ti giudicheranno gli altri se prenderai un voto più basso del loro

Non puoi scegliere in base al giudizio dei tuoi amici e diventare chi non sei per compiacerli, in modo che non ti escludano dal gruppo.

Già ci sono le scadenze degli esami, le informazioni da ricordare e i professori psicopatici, in più ci si mettono anche gli altri a ficcare il naso nel tuo percorso di studi.

Che si facessero tutti i cavoli propri, no?

La soluzione però non è diventare un eremita rintanato sul cucuzzolo di una montagna.

Ti sembrerà pazzesco, ma il problema non è quello che pensano gli altri di te, ma quello che tu pensi che gli altri pensano di te.

Te la faccio semplice e …

Ti spiego in poche righe come sbattertene
di quello che gli altri pensano di te,
arrivando all’esame bello concentrato

1) La teoria egocentrica di Egopernico è una bufala, almeno quanto la teoria dei terrapiattisti.

Ho una notizia per te: non ti chiami Luigi XIV ed è il Sole ad essere al centro dell’universo, non tu!

Agli altri non interessa quello che fai o almeno non quanto lo credi tu. La gente non vive in funzione di ciò che fai.

I tuoi amici non passano le giornate a pensare che forse a gennaio non riuscirai a passare l’esame di chimica. E se ne fregano di sapere se hai preso 24 o 30.

Non sono gli altri che puntano il dito su di te, ma sei tu che ti fai dell’inutile falegnameria mentale e ti percepisci eccessivamente presente nella mente dei tuoi compagni.

2) I Genitori ci tengono a te!

Se i tuoi genitori ti assillano con domande spinose per sapere come va la tua vita universitaria, è perché ci tengono a te e vogliono rimanere informati.

Non stanno facendo il poliziotto cattivo pronto a punirti se fai qualche mossa sbagliata.

Sanno che l’università sarà il trampolino di lancio per iniziare finalmente la tua vita fuori dal nido.

Vogliono il tuo bene e sperano che trovi un lavoro che ti piaccia veramente.

Non vogliono essere un peso, ma un supporto.

Mentre gli amici e i parenti non ti pensano quasi mai, invece i tuoi genitori ti hanno sempre nei loro pensieri.

La prossima volta che i tuoi genitori ti chiederanno quanti esami devi fare e sei stai studiando, prova a metterti nei loro panni e ricordarti che quello che più vogliono è che tu sia felice!

Ecco perché quando li inviterai alla laurea, il loro cuore si riempirà di gioia, non tanto per i tuoi voti alti, ma perché pensano che per te sarà uno dei giorni più importanti della tua vita e loro vogliono esserci.

Non invitargli quindi se non hai dato tutti gli esami.

E non mentirgli solo perché hai paura che critichino i tuoi fallimenti.

3) Visualizza chi ti sta giudicando in mutande!

Sei seduto comodo alla tua scrivania, il libro di fisica è aperto davanti a te e stai sottolineando con il tuo evidenziatore preferito…

Sei sul pezzo, niente si può intromettere fra te e lo studio.

Tutto sembra andare liscio, quando un pensiero fastidioso appare come un fantasma:

“Se non passerò questo esame, di nuovo, come cavolo lo dirò ai miei genitori?”

“E mia sorella allora? Quella Lisa Simpson della famiglia mi ricorderà quanto sono incapace!”

Ogni due secondi quindi interrompi lo studio con questi pensieri autodistruttivi.

Ti distrai e invece di metterci un’ora per studiare una pagina, ce ne metti tre.

Ecco come puoi fare per cambiare questi pensieri:

ogni volta che chi ti giudica si insinua come un tarlo nella tua mente, chiudi gli occhi e immaginalo in mutande a dare l’esame al posto tuo.

Visto? Stai già ridendo!

Più ripeterai il mini film comico, più il giudizio che ti opprime si rimpicciolirà fino a non influenzarti più.

Trasforma i giudizi e le critiche degli altri in gag comiche!

“Fantastico! Tutti in mutande e chi se ne sbatte di quello che pensano gli altri!”

Solo il tuo giudizio conta.

Il problema però è che con te stesso sei il professore più severo del mondo.

La soluzione per renderti sempre soddisfatto
non può essere solo un sano menefreghismo verso gli altri.

C’è un’altra via… perché:

gli amici li puoi evitare, ma tu sei l’unica persona con la quale dovrai fare i conti ogni giorno e non ci sono tecniche miracolose per zittire quella tua antipatica vocina interiore che ti giudica.

Non punirti quindi se non hai passato l’esame o se, dopo una settimana di studio, sei ancora fermo al primo capitolo di Statistica: non è perché ti manca qualche rotella;

non sei tu che sei sbagliato,
ma è il metodo di studio che usi che non è efficace.

Non fallire mai non è umano.

Ma prendere 30 e lode o dare quattro esami in una sola sessione, uno dietro l’altro, è possibile e puoi farlo anche tu!

Come?

La soluzione si chiama: Genio in 21 giorni.

Questo metodo di permette di diventare un Genio!

Potrai finalmente:

1) ricordare ogni informazione anche quando sei sotto pressione all’esame;

2) sfornare 30 e lode come se fossero torte;

3) non sentire più la pressione della maratona di chi prende il voto più alto con gli altri compagni di corso, perché sai che hai dalla tua parte un metodo imbattibile che ti fa recuperare qualsiasi esame mancato, triplicando la tua velocità di studio.

Sea, bona! Io credo a te, a Babbo Natale e agli unicorni!

Non credere a me infatti…

non credere nemmeno a Sergio…

E non credere nemmeno a Corinne che manco conosci.

Ecco perché ti sto dando la possibilità di vedere con i tuoi occhi i risultati del metodo Genio in 21 giorni e provare le tecniche sulla tua pelle, accedendo ad una lezione completamente gratuita!

Se desideri avere gli stessi risultati di Sergio, anche se sei un po’ scettico e temi il giudizio dei tuoi amici che, grazie a questo metodo non ti vedranno più come un Clark Kent ma come un vero Supereroe dello studio, ecco cosa devi fare:

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