Vuoi anche tu più 30 sul libretto, più tempo libero, e l’orgoglio dei tuoi genitori? Un fallito cronico ti spiega come fare

Per riuscire a passare gli esami serve una cosa, che molti non considerano, che ti farà ridere ora che la leggerai, ma che è assolutamente fondamentale: sincerità.

Sincerità?

Sì, esatto sincerità, con te stesso più che altro. Se vuoi davvero liberarti dei 20 che intasano il tuo libretto, compromettendo gravemente il tuo voto di laurea, e la tua carriera dopo gli studi, non puoi continuare a dirti tutte quelle piccole bugie che ti racconti.

Non puoi ripeterti che:

  • Riuscirai a studiare 10 capitoli in un pomeriggio;
  • Non hai bisogno di ripassare i manuali perché li hai già studiati per scorsa sessione e te li ricordi a memoria;
  • Leggere 4 libri in 7 giorni è possibile.

Devi avere chiaro in mente ciò che vuoi fare, senza sotterfugi e senza escamotage.

Essere consapevoli delle proprie capacità è fondamentale per alzare la tua media e prenderti finalmente la laurea per la quale stai tanto sudando

Una storia che ho letto di recente mi ha proprio ricordato di questo concetto fondamentale, e ho deciso di riportartela per far sì che tu comprenda al 100% i rischi che corri continuando a dirti quelle piccole e innocenti bugie.

È una storia di grande successo, che parte, come le storie migliori, con una serie di infiniti fallimenti, ma non voglio sprecare altro tempo. Iniziamo…

William James aveva dei problemi non indifferenti, sebbene fosse nato in una famiglia ricca e piuttosto famosa, questo non gli aveva impedito di avere gravissimi disturbi di salute, come:

  • Un disturbo all’occhio che lo rese cieco per un periodo da bambino,
  • Una terribile patologia allo stomaco che gli provocava febbre e vomito e lo costringeva a mangiare cose strane;
  • Disturbi all’udito;
  • Spasmi alla schiena così forti che talvolta trascorreva interi giorni senza potersi nemmeno sedere, figurati alzarsi in piedi.

Tutto questo sommato insieme gli impediva di avere una vita normale, e lo segregava in casa dove trascorreva quasi tutto il suo tempo.

Non aveva amici, non era molto bravo a scuola, passava le sue intere giornate a dipingere, l’unica cosa che gli piacesse fare e per la quale si sentisse particolarmente portato.

Sfortunatamente, nessun altro pensava lo stesso, in suoi disegni non conquistarono mai il grande pubblico, ma nemmeno il piccolo a dire il vero. E più gli anni passavano, più suo padre, un importante uomo d’affari, iniziò a prendersi gioco di lui per la sua pigrizia e mancanza di talento.

Come se non bastasse, il suo fratello minore, Henry James, divenne un romanziere famosissimo, che tutt’ora viene studiato nei libri di letteratura di tutto il mondo per l’apporto dato alla scena intellettuale del ventesimo secolo.

Ti ricorda qualcosa?

Fallimenti continui e un fratello più bravo di te che riceve tutte le attenzioni? È qualcosa di molto comune in tanti ragazzi, far felici i tuoi genitori alla fine ti fa quasi dimenticare i tuoi veri obiettivi, perché ti sembra che tutto si riconduca solo e soltanto a mamma e papà che sorridono felici dei tuoi voti, ed è questo l’obiettivo che voglio aiutarti a raggiungere.

Ma torniamo a William che era diventato lo strano della famiglia, la pecora nera, venne anche ammesso alla facoltà di medicina, grazie a qualche raccomandazione un po’ losca del padre, ma lui ad Harvard non si sentì mai a casa.

Negli appunti sul suo diario dell’epoca scrisse sempre di sentirsi più vicino ai pazienti che ai dottori, di entrare meglio nel loro stato d’animo, di sentirsi parte insomma di chi si trovava davanti disteso sul letto.

Dopotutto, con i problemi che aveva avuto, come biasimarlo?

Alla fine, lasciò la scuola di medicina, e per scappare all’ira del padre decise di imbarcarsi per una spedizione diretta in Amazzonia. Era circa il 1860, perciò i viaggi intercontinentali erano difficili e pericolosi, praticamente missioni suicide.

Non si sa bene come, ma William arrivò in Amazzonia, dove sarebbe iniziata la sua grande avventura, la salute aveva retto fino a quel momento tutto sembrava procedere al meglio, ma il primo esatto giorno in cui mise piede a terra contrasse il vaiolo e per poco non morì nella giungla.

Poi tornarono gli spasmi alla schiena, tanto dolorosi da impedirgli di camminare. A quel punto, era emaciato e affamato dal vaiolo, immobilizzato dal mal di schiena e abbondonato dalla sua spedizione in mezzo al Sud America, senza sapere come tornare a casa.

E questo è più o meno quello che succede a te quando ti lanci ad affrontare un esame che NON puoi sostenere

Ci provi comunque, ti lanci nella mischia, e quando non riesci a passarlo ti abbatti, convinto di essere uno stupido incapace.

La verità è soltanto che non eri pronto, non avevi l’attrezzatura giusta, gli strumenti adatti.

L’attrezzatura e gli strumenti adatti per William erano il suo corpo, che non era affatto preparato per un’esperienza del genere, che gli sarebbe potuta costare la morte.

Non si sa come però il ragazzo tornò a casa, nel New England, dove fu accolto da un padre completamente deluso e affranto. I trenta anni erano arrivati per il nostro protagonista e non aveva ancora concluso niente.

Hai presente quello sguardo rammaricato da “cosa devo fare con te” che hanno a volte i genitori? Ecco lo stava tormentando tutti i giorni della sua vita.

Nonostante tutto quello che il padre aveva fatto per lui, era riuscito a fallire in tutto e per tutto, pur partendo da una situazione privilegiata, per avendo ricevuto raccomandazioni, nonostante tutto questo era un passo dal collasso, senza aver mai fatto nulla di utile.

A quel punto William prese una decisione estrema, stabilì che per un anno si sarebbe assunto ogni giorno della sua vita la responsabilità delle sue azioni e avrebbe fatto ogni cosa in suo potere per cambiare la sua situazione.

Questo è un pensiero davvero difficile, pensare che sei esattamente tu il fautore del tuo destino e smettere di scaricare colpe sugli altri, o su un fisico malato, o su un padre poco amorevole, ti dà in mano le chiavi della tua vita, ma ti scarica anche addosso tutta la responsabilità di un ipotetico fallimento.

Ho sentito tanti ragazzi parlare dopo un esame e le frasi che ricorrono più spesso sono:

– Mi ha fatto quell’unica domanda a cui non sapevo rispondere!

– La prof è stata stron…

– Non ho avuto molto tempo per prepararlo.

Nessuno dice: è colpa mia.

Aspetta, non sto dicendo che sia davvero tua la colpa, e che tu debba vergognarti di ciò che fai in università. Né ti sto dicendo che uscito da quell’esame dovresti flagellarti fino alla morte per non essere passato.

Infatti, se il nostro William si fosse autocommiserato dopo le sfide durissime alle quali si era sottoposto, non sarebbe di sicuro andato avanti come invece ha fatto, anzi, si sarebbe pianto addosso e probabilmente arreso.

Quello che ha fatto invece è stato capire che fino a quel momento aveva combattuto senza le armi giuste nelle sue mani. Non aveva il fisico per quella spedizione in Amazzonia, non aveva lo spirito per quel lavoro da medico.

Lo stesso deve succedere a te.

So che è difficile, so che non è affatto una passeggiata, a volte fa comodo avere una scusa per fallire, avere un motivo dietro il quale rifugiarsi quando non ce l’hai fatta, ma

fermarsi a comprendere quale sia il problema e risolverlo, quella è una scelta eroica.

E capire che hai bisogno di un’arma più potente del tuo cervello nelle tue mani, lo è ancora di più.

Non hai tempo per studiare? Non riesci a concentrarti? Non ti ricordi le cose a lungo termine? Ok, non è un problema solo tuo, migliaia di studenti si trovano ogni giorno ad affrontare sfide più grandi di loro, armati della loro buona volontà.

La buona volontà non basta, quello che dovrebbero fare invece è capire le loro lacune e colmarle, per riuscire a:

  • Studiare nella metà del tempo ottenendo risultati più alti.
  • Memorizzare anche i concetti più difficili, senza sprecare tempo a ripetere ad alta voce.
  • Ricordare a lungo termine, anche a mesi di distanza, ciò che avevano studiato tempo prima.

Proprio come ha fatto Ilaria, che ha capito di aver bisogno di una marcia in più e ha iniziato ad affrontare la scuola con in mano l’arma più potente: un sistema di studio testato, che ha già funzionato per oltre 41 mila persone in tutto il mondo.

Eh, beh, questi sono i suoi risultati:

Non male vero?

È esattamente quello che puoi ottenere tu, sia che tu sia uno studente delle scuole superiori sia che tu stia affrontando invece il mondo dell’università.

Non ti fidi? Lo so, sembra miracoloso, così miracoloso da essere una bufala, solo i ragazzi che lo provano in prima persona possono dirti il contrario, e per sentire le loro voci, vai su https://www.facebook.com/groups/sistemadistudio/!

Se invece ti rendi già conto che è arrivato il momento di fare quel passo in più, armarti, e vincere questa battaglia, allora clicca qui e leggi tutto quello che c’è da sapere sul corso che sta cambiando la vita a migliaia di studenti ogni anno.

Ah, il finale della nostra storia?

William James divenne il padre della psicologia americana. La sua opera è stata tradotta in tutto il mondo ed è considerato uno degli psicologi/filosofi più influenti della sua generazione.

È tornato ad Harvard, ma come insegnante, è ha tenuto conferenze in tutti gli Stati Uniti e l’Europa. Ha sposato una donna che amava, e ha avuto cinque figli (uno dei quali Henry, vinse il premio Pulitzer in quanto biografo.)

Da dove è partito tutto questo?

Da quel pizzico di sincerità, da quel momento in cui si è seduto e ha capito di dover fare qualcosa in più.

E tu?

Vuoi continuare così o seguire il suo esempio?

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