Stai migliorando? Lavori sui tuoi punti di forza? Assecondi le tue capacità? Bravo! Ma potresti solo star sprecando del tempo. Ecco perché l’impegno non basta se non colmi le tue lacune

Fermo, ferma, anche tu là in fondo che sei capitato su questo blog per puro caso, aspetta.

Prima che tu inizi a leggere devo, voglio, posso, ed è necessario fare una precisazione. Stai per andare incontro a circa 600 parole di aneddoto.

Cosa te ne frega? Perché non vado subito al sodo? Voglio farti sprecare tempo?

Niente di tutto ciò, so quanto sono preziose le ore, specialmente quello di chi, come te, studia, magari lavora anche, e non ha un singolo istante da perdere.

Uno dei concetti che cerco di far capire a chiunque entri in contatto con me e che può davvero cambiare i tuoi risultati scolastici è che ognuno è diverso, nella vita come nello studio, purtroppo però di frasi che inneggiano a quanto sei speciale e unico ne trovi 200 milioni sulle bacheche Facebook di chiunque, di solito davanti a due gattini con pelo di colore differente o a un essere umano che guarda in modo strano l’infinito, tutto molto bello, ma…

Lo svantaggio per me è che mentre cerco di spiegare un elemento che potrebbe aumentare la tua media a dismisura, tutto intorno a me le persone si abituano a sentire questa frase “sei unico”; funziona come con le parole, se ci pensi, ti sei mai messo davanti allo specchio, ripetendo mangiare, mangiare, mangiare, mangiare?

Per poi ritrovarti a domandarti cosa diavolo significa “mangiare” e perché gli antichi abbiano scelto proprio questa parola per definire quel momento in cui ti ficchi un boccone in gola in tutta fretta, mentre sei in pausa fra due lezioni, o quello in cui apprezzi ad occhi chiusi la bontà di un pasticcino alla crema?

Vale lo stesso con le frasi, quando le ripeti perdono potenza, significato, e non contano più come prima.

Dunque, visto che da secoli e secoli ripetono frasi come “tu sei diverso”, “tu sei unico”, “tu sei bla bla bla”; perché tu comprenda davvero il motivo per cui è così importante per la tua media chi sei, come studi e cosa fai, devo prima raccontarti un aneddoto.

Infatti, potrei attaccare a scrivere di quanto il tuo metodo di apprendimento deve essere personalizzato, di quanto i test sul tuo tipo di cervello che puoi trovare là fuori siano emerite idiozie, di come la legge di Forer lo dimostri perfettamente, di come devi assolutamente scappare a gambe levate se trovi qualcuno che ti dice frasi come:

“scopri come funziona la tua mente e laureati in 2 mesi”

La verità però è che per te avrebbero lo stesso senso di quei post con gattini, fiorellini e unicorni felici.

Quindi per farti capire perché hai sprecato tante ore sui libri senza riuscire a immagazzinare un’informazione, mentre tutti intorno a te andavano al doppio della tua velocità, beh, non posso fare altro che raccontarti quello che stai per leggere.

Non vuoi? Non hai tempo? Non te ne frega nulla?

Ci sta,

non tutti sono disposti a piccoli sforzi per migliorare, e se è il tuo caso, è meglio che ti fermi qui.

Partiamo…

“Sì, sì che ti ho salutato cosa dici?! Non è vero. Amore, siamo stati svegli fino alle 3 del mattino, come diavolo pretendi che… no, non sono arrabbiato. Non sto rinfacciando. Non ho detto che non era la cosa giusta, ma mi stai ascoltando?”

Ero seduto su una sedia grigia, anche piuttosto comoda, devo ammetterlo, e l’impiegato di banca davanti a me parlava al telefono. È un signore gentile, disponibile, uno bravo a fare il suo lavoro, è sempre lui il mio punto di riferimento quando vengo in banca ed è davvero molto professionale.

Non capivo proprio perché invece quella volta mi stesse ignorando quasi completamente.

TU-TU-TU.

Ha sbattuto giù il telefono e alzato i suoi occhietti, rimpiccioliti dalle lenti spesse, dritti in faccia a me.

– Mi scusi signor De Donno.
– Si figuri, tutto bene? Se posso permettermi, s’intende.
– Sì, guardi è che ieri il mio cagnolino è stato male e….

RING RING RING.

“Ha detto mattina e pranzo. No, non ora. È presto. Se anche stasera… Ho detto di no, davvero è assurdo”

TU TU TU.

– Mi perdoni davvero, il mio cagnolino è stato male, ha abbaiato tutta notte, piangeva, non so se ha presente quando piangono i cani. Ha cani lei? Comunque, siamo molto affezionati e così ci siamo preoccupati, quindi esci in piena notte, vai dal veterinario di turno, e fallo visitare, e questo, e quell’altro. Sono passate due ore e si sono fatte le 3.
– Mi spiace. Era grave?
– No. Non aveva nulla, ma la mia fidanzata è molto ansiosa e si è preoccupata. Sa ognuno è fatto alla sua maniera.

Il discorso è morto lì, siamo tornati a occuparci delle mie pratiche, dei miei impegni e la questione cagnolino non è più stata toccata, ma quella frase continuava a rimbalzarmi nelle orecchie.

“Ognuno è fatto alla sua maniera”

BEEEEEEP!!!!

“Ma stai attento!!!! Cosa diavolo hai nel cervello?”

Ero così assorto che quasi mi facevo investire da un SUV grigio metallizzato, ma la rabbia dell’autista che stava per mettermi sotto non si fermava di certo lì, continuava ad aggredirmi, a dire che non si può andare in giro con la testa fra le nuvole, che dovevo davvero svegliarmi alla mia età.

(E questa è una gentile rivisitazione dei tipici insulti milanesi a chi osa andare a un ritmo inferiore ai 10 mila chilometri orari)

“E ora dove diavolo è il mio portafoglio?”

È bastato un secondo per capire che l’avevo lasciato sul tavolo davanti al simpatico proprietario di cane ammalato, mi sono messo a correre alla velocità della luce e sono arrivato lì dentro.

–  “C’è una fila da rispettare”
–  “Devo solo prendere un oggetto che ho lasciato lì al tavolo”
–  “E io devo solo fare una pratica importantissima, il signore deve solo prelevare in cassa, e quella laggiù deve solo chiedere un’informazione, quindi?”

Puoi capire quanto la mia giornata non fosse affatto iniziata per il verso giusto, quanto volessi assolutamente tornare in ufficio a fare il mio lavoro e smettere di stare in giro per le strade, visto che sembrava che OGNI persona volesse farmi perdere tempo, accusarmi, aggredirmi o anche solo rispondermi in modo scortese.

Una classica giornata alla Fantozzi, ero quasi certo che uscendo dalla banca una nuvola si sarebbe formata sulla mia testa per iniziare a tormentarmi vita natural durante.

E mentre finalmente tornavo a lavoro, con il mio portafoglio finalmente in tasca e tutte le mie questioni risolte, non potevo fare altro che pensare: che schizzati, io non avrei mai reagito così!

Non sarei mai impazzito perché il cane non sta bene, come ha fatto la fidanzata del mio caro impiegato di banca, non avrei mai urlato contro un passante, non avrei mai risposto scortesemente a qualcuno che mi chiedeva di passare avanti per un breve istante.

“E a questo serviva il tuo grande aneddoto?”

So che te lo stai chiedendo, e la risposta è NO, la verità è che il mio aneddoto ha anche un altro fondamentale scopo, che ti rivelerò fra qualche riga.

Però dalla mia avventura dell’altro giorno una cosa emerge chiara: la vita quotidiana, gli impegni di tutti i giorni, ogni persona che vediamo ci dimostra sempre e comunque che siamo diversi e questo principio vale per ogni aspetto della nostra vita, dal modo in cui reagiamo davanti a un passante, al modo in cui studiamo.

Non puoi prescindere da questo pensiero quando apri i libri e ti metti sotto a divorare pagine e pagine in vista di un esame, ma c’è un’altra precisazione che è fondamentale fare.

Non basta conoscere come apprendi per aumentare i 30 sul tuo libretto

In giro su siti vari esiste un numero infinito di test che ti svelano quale sia il modo migliore per te di studiare, cosa devi davvero fare se vuoi velocizzare il tuo studio etc etc.

Quindi vai online, cerchi i test sul tuo tipo di memoria, rispondi a qualche domanda generica e ottieni subito la tua risposta, normalmente consiste in una breve descrizione, corredata da qualche consiglio da applicare fin da subito.

Fantastico, penserai. Peccato che i risultati di questa tipologia di quiz sono completamente falsati dall’effetto Forer, del quale ti ho accennato, se ricordi, all’inizio di questo articolo.

L’effetto Forer è un fenomeno per il quale ogni individuo, posto di fronte a un profilo psicologico che crede a lui riferito, tende a immedesimarsi ritenendolo preciso e accurato, senza accorgersi che quel profilo è abbastanza vago e generico da adattarsi a un numero molto ampio di persone.

È alla base del motivo per cui molte persone, leggendo ad esempio l’oroscopo, pensano che sia perfetto per loro, cucito su misura per la loro personalità.

Per dimostrare le sue congetture Bertram R. Forer nel 1948 consegnò un test di personalità ai suoi allievi, al termine del quale fornì a ciascuno di loro un’analisi della personalità.

In seguito, invitò ognuno degli studenti a dare un giudizio, su una scala numerica da 0 (molto scarso) a 5 (eccellente), al profilo fornito, se ti sei ritrovato molto in quello che diceva il profilo, metti 5, se non sei affatto come recitano quelle righe piazza un bell’1, il concetto era più o meno questo.

Il risultato fu tanto assurdo, quanto scandaloso, la media fu di 4,26.

Erano tutti contentissimi, tutti si rivedevano a pieno nelle righe consegnate dal professore, c’era un solo piccolissimo, minuscolo e quasi insignificante problema: i profili erano tutti uguali.

Solo al termine Forer rivelò infatti agli studenti che era stato consegnato a tutti uno stesso profilo psicologico, del tutto indipendente ai risultati del test, che recitava così:

«Hai molto bisogno che gli altri ti apprezzino e ti stimino eppure hai una tendenza a essere critico nei confronti di te stesso.

Pur avendo alcune debolezze nel carattere, sei generalmente in grado di porvi rimedio. Hai molte capacità inutilizzate che non hai volto a tuo vantaggio. Disciplinato e controllato all’esterno, tendi a essere preoccupato e insicuro dentro di te.

A volte dubiti seriamente di aver preso la giusta decisione o di aver fatto la cosa giusta. Preferisci una certa dose di cambiamento e varietà e ti senti insoddisfatto se obbligato a restrizioni e limitazioni. Ti vanti di essere indipendente nelle tue idee e di non accettare le opinioni degli altri senza una prova che ti soddisfi.

Ma hai scoperto che è imprudente essere troppo sinceri nel rivelarsi agli altri. A volte sei estroverso, affabile, socievole, mentre altre volte sei introverso, diffidente e riservato. Alcune delle tue aspirazioni tendono a essere davvero irrealistiche.»

In pratica con queste parole puoi descrivere chiunque, da mia madre al mio salumiere, passando per me stesso e chiunque io conosca.

“Quindi siamo tutti uguali, non serve un metodo su misura e va bene lo stesso modo di studiare sempre uguale per tutti?”

No.

Tu hai effettivamente un particolare modo di apprendere le nozioni ed è da quello che devi partire, ma non di certo valutandolo con un generico test e soprattutto non puoi basarti solo sulle tue potenzialità per imparare davvero.

In un mondo ideale può funzionare, ti basta concentrarti sulle tue capacità, implementarle e raggiungere grandi risultati; nel mondo vero invece gli insegnanti non spiegano ad ogni studente in base alle sue personali abilità, non vengono da te a tenerti una lezione speciale.

Immagina un professore universitario che si mette lì e prepara la sua lezione personalizzandola su ognuno dei 400 studenti che ha in sala.

Un po’ assurdo, vero?

L’obiettivo di un metodo studiato su misura NON è quello di farti apprendere solo e soltanto come vorresti, ma di migliorare le tue abilità per adattarti ad ogni situazione.

Eh già, da una parte devi potenziare ciò che hai a tua disposizione, le tue doti naturali insomma, per puntare su ciò che ti riesce meglio, dall’altra però devi essere preparato a tutte quelle occasioni in cui non potrai assorbire informazioni nella maniera più consona per il tuo cervello.

Solo in questo modo i tuoi risultati saranno ben oltre quello che puoi anche solo immaginare e non lo dico di certo io…

 

E ora veniamo al vero motivo per cui mi sono messo a raccontarti quell’aneddoto all’inizio, non me ne sono dimenticato, il motivo è semplice, non voglio mentirti, per imparare a districarti anche nelle situazioni più lontane dal tuo personale modo di imparare, dovrai lavorare.

Dovrai fare uno sforzo, come può esserti sembrato uno sforzo leggere quelle poche righe iniziali senza capire perché lo stessi facendo, senza avere subito in mano un vantaggio.

Sono bastate poche righe però, e le informazioni davvero utili per te sono venute fuori; lo stesso vale per l’apprendimento.

Per migliorare a dismisura le tue capacità e lavorare sui tuoi punti deboli devi fare uno sforzo minimo

È minimo, è vero, soprattutto in vista dei 30 che pioveranno sul tuo libretto e delle vagonate di tempo che risparmierai, ma è pur sempre uno sforzo e, ora posso rivelartelo, il vero obiettivo di quelle righe era allontanare proprio chi non intende farlo, ma se sei arrivato a leggere fino a qui, beh tu sei decisamente in un’altra categoria.

Quindi se vuoi:

Tenerti alla larga da chi ti offre generiche soluzioni sempre valide;

Potenziare al massimo le tue capacità per velocizzare il tuo studio;

Colmare le tue lacune, per essere efficiente al massimo in OGNI occasione…

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