Massimo De Donno

C’erano una volta due ragazzi molto diversi l’uno dall’altro, accomunati però da un unico, importantissimo, elemento, che li avrebbe presto resi più simili di quanto essi potessero immaginare.

Uno sognava una vita serena, in cui potesse veder crescere i propri figli senza avere la necessità di lavorare come un pazzo per un pezzo di pane raffermo; sognava di vivere in un posto tranquillo, magari vicino ai suoi migliori amici, in una fattoria con i cavalli, perché aveva la passione degli animali, in mezzo ai boschi, o vicino al mare. Libero da preoccupazioni e da ansia e competizione, sorridente e felice.

L’altro voleva ardentemente realizzare qualcosa d’importante, di utile: desiderava ottenere successo, fare qualcosa che avrebbe lasciato il mondo a bocca aperta, o risolvere qualche grande problema come nessuno mai era riuscito prima. Era avventuroso e competitivo, e provava gusto nell’immaginare che i suoi amici si chiedessero, magari anche con una certa ammirazione, “quale fosse il suo segreto”…

L’elemento comune ai due ragazzi è che entrambi avevano bisogno per raggiungere il proprio obiettivo di un insieme di:

conoscenze, competenze e abilità

al di sopra della media

Questi due ragazzi purtroppo si trovavano “intrappolati” nello stesso corpo.

E la cosa più grave era che il corpo in questione, come probabilmente avrai intuito, era il MIO: posso garantirti che non si sta affatto comodi in due, qui dentro!

In un certo senso, questi due aspetti della mia personalità convivono da sempre al mio interno, e per una parte della mia vita non ho saputo mai di preciso con quale delle due “mi sarei svegliato la mattina successiva”.

Non sto parlando di qualche problema di carattere psicologico da risolvere con l’aiuto di uno specialista: semplicemente, come capita a molti, mi sono chiesto per anni se esistesse una soluzione pratica e concreta che mi permettesse di soddisfare contemporaneamente tutte le mie esigenze, interessi e passioni.

Fortunatamente ho scoperto che una soluzione c’era, mi ci sono imbattuto in prima persona, e mi ha letteralmente cambiato la vita.

E ora mi sto impegnando affinché quante più persone possibile possano – se lo desiderano – cambiare la propria: si tratta di avere conoscenze e acquisire competenze che la maggior parte delle persone attorno a te non ha.

Quando penso ai risultati che ho ottenuto, come libero professionista prima e imprenditore poi, la prima cosa che mi viene da fare in automatico è pensare con gratitudine a chi mi ha fatto conoscere queste tecniche “miracolose”, perchè da quando le ho scoperte non ne posso più fare a meno. Sfruttarle al massimo per vedere fino a che punto si possa arrivare, e poi superarlo, è diventata una vera e propria “sfida”.

Al contrario però delle sostanze malsane che alcuni purtroppo utilizzano come passatempo ricreativo… si tratta di un vizio con dei piacevoli effetti collaterali!

Una pratica costante e ripetuta, infatti, porta al fiorire della propria attività professionale, al benessere e allo sviluppo delle proprie capacità individuali, e conseguentemente anche alla crescita del saldo del proprio conto in banca.

Avere una tecnica che puoi usare in qualunque momento e che ti permette di imparare e ricordare per sempre ogni tipo di informazione in un attimo è un vantaggio formidabile rispetto alla media delle persone.

Ricordo ancora molto bene quel giorno.

Nell’estate del 2003, dopo quasi un anno dalla discussione della mia monumentale tesi sperimentale cominciata al terzo anno di Università, avevo già accumulato decine e decine di turni nella clinica in cui, subito dopo aver conseguito l’abilitazione professionale, con altri 4 colleghi, avevo attivato un pronto soccorso veterinario. Ero appassionatissimo di animali, di giorno lavoravo 5-6 ore in un ambulatorio a Torino e, per non farmi mancare niente giravo anche in alcuni studi che mi chiamavano per la particolare specializzazione che avevo acquisito. Ero appassionato di Medicina Interna e ancor di più di Cardiologia veterinari, e proprio nel 2003 sarebbe partito il primo Master di Cardiologia veterinaria in Italia: 700 ore di frequenza, 150 di tirocinio, 50 ore di corsi in una settimana, una volta al mese, per 14 mesi. A questi bisognava aggiungere il tempo per studiare – dagli organizzatori calcolato in 700 ore – e il tempo necessario per comporre la tesi finale. Una quantità di tempo impressionante, che non avevo assolutamente, a meno di non smettere di lavorare e dedicarmi unicamente a quello. Il problema è che avevo appena iniziato, e non volevo mollare. Tanto meno volevo rinunciare al fatto di vivere per i fatti miei, di concedermi i tempi per i miei affetti e interessi.

Sono uscito di casa a 22 anni, e finire l’ultimo anno di Università alzandomi prestissimo per andare a lavorare e poi correre all’Università per 8 ore di frequenza obbligatoria, preparando gli ultimi esami e la tesi di sera, ammetto mi abbia messo a dura prova.

D’altra parte volevo a tutti i costi superare il concorso che si sarebbe tenuto a settembre del 2002 per una borsa di ricerca nel Dipartimento di Medicina Interna dell’Università di Torino. Per partecipare però dovevo essere laureato, e ce l’ho messa tutta: non so quanti abbiano studiato intensamente come me nei mesi successivi alla Laurea! Non è comunque bastato, visto che il concorso – come purtroppo a volte succede nel nostro Paese – sembrava essere studiato apposta per quel mio collega più vecchio che da quattro anni lavorava in dipartimento senza una borsa di studio… e poterne sapere più di lui sui 3 temi di ricerca che aveva affrontato negli ultimi 2 anni non mi pareva fattibile.

Non so se sia così frequente, ma per quanto mi riguarda sono sempre stato abbastanza ambizioso e pur essendomi laureato con 110, lode e menzione, desideravo crescere il più velocemente possibile. Se non potevo fare una carriera accademica, allora mi sarei dedicato alla professione: da lì la scelta del pronto soccorso.

Volevo raggiungere traguardi importanti nella mia carriera e sapevo di non avere un minuto da perdere.

Il lavoro che desideravo fare da quando ero bambino però mi stava togliendo in realtà la forza e il tempo materiale per continuare a studiare migliorandomi ancora. C’era come un conflitto: o davo il massimo sul lavoro, o davo il massimo sullo studio, ma le due cose fatte “al top” iniziavano ad apparirmi non conciliabili.

Il Master era veramente impegnativo, i contenuti da studiare sarebbero stati in gran parte nozionistici e avrei avuto bisogno di una mente lucida, fresca e rilassata per assorbire l’enorme mole di dati e informazioni che avevo davanti.

Sono sicuro che anche se non sei un medico, sei in grado di capirmi quando ti dico che dopo un paio di turni di pronto soccorso ci si sente tutto tranne che lucidi e rilassati.

Arrivavo a casa stanco per il lavoro e l’unica cosa che volevo era… dormire. Il Master? Sì.. magari qualche fortunato lo potrà fare, ma noi, gente che si deve guadagnare la pagnotta.. e così continuavo a dire che volevo farlo, ma non mi decidevo a presentare la mia candidatura.

Poi successe qualcosa che sblocco la situazione. Qualche mese prima la mia ragazza dell’epoca aveva frequentato un corso di apprendimento rapido a Torino, ed era veramente entusiasta, tanto da aver più volte cercato invano di coinvolgermi.

Nonostante dopo aver frequentato il corso avesse dato 4 esami in un mese prendendo tutti 30 – considera che non ne dava uno da mesi! – era mia ferma convinzione che a uno come me, laureato col massimo dei voti, una cosa del genere non sarebbe mai servita. Onestamente ero convinto che per lei che studiava “scienze delle noccioline americane” (ti lascio immaginare quale fosse la facoltà…) sarebbe stato sufficiente aprirlo qualche libro ogni tanto per dare un esame!

E sono rimasto fermo sulle mie posizioni fino a quando lei non è riuscita a coinvolgere il mio miglior amico. Andai a vedere la presentazione solo per accompagnare lui: in realtà ero anche curioso di capire cosa ci fosse di tanto straordinario da entusiasmare le persone che mi stavano vicino.

Decisi di accompagnarlo… e il resto è storia! Rimasi talmente colpito dai risultati che si potevano ottenere con le tecniche che mi erano state mostrate che era nata in me una certezza: sentivo che sarebbe stata la mia opportunità per continuare a lavorare e allo stesso tempo frequentare con successo il Master che sarebbe cominciato a Novembre del 2003. Era il 16 giugno, e mi iscrissi subito.

Oltre tutto, nessuno dei miei colleghi sembrava conoscere queste strategie e desideravo acquisirle appieno prima che lo facesse qualche collega: la sfida mi stimolava molto!

Frequentare quel corso – che pure era distante anni luce da quello che è il corso Genio in 21 Giorni oggi – avrebbe completamente cambiato le cose, ne ero certo.

E così è stato. Ho messo in pratica tutto quello che ho imparato, ma soprattutto sono andato alla fonte. Ho sperimentato e cercato nuovi metodi e nuove strategie. Alcune le ho personalizzate, altre le ho ideate dopo diversi tentativi: il risultato è stato al di sopra di ogni aspettativa.

Al posto di 700 ore di studio a casa – che a 8 ore al giorno sono 5 mesi! – mi sono concesso i 5 giorni prima dell’esame finale per stare a casa a completare lo studio e a scrivere la tesina del mio caso clinico. Ho preparato tutti gli esami intermedi del Master in Cardiologia perfettamente in corso, senza studiare a casa e continuando a lavorare con turni molto impegnativi.

Da allora la mia vita è decisamente cambiata. Sempre più persone mi chiedevano come facessi. Alcune desideravano veramente imparare, e la gratificazione che provavo nel condividere ciò che sapevo e vederle ottenere risultati che non immaginavano nemmeno di poter raggiungere, mi ha fatto capire che – se anche era il mio sogno da bambino lavorare con gli animali – lavorare con le persone e aiutarle a realizzare se stesse era la mia vera mission. E potevo conseguirla consegnando loro il libretto di istruzioni del computer più potente del mondo: il nostro cervello.

Ho iniziato a specializzarmi nello studio e nella ricerca delle migliori tecniche di apprendimento efficace per creare un metodo di studio e di aggiornamento totalmente nuovo e che garantisse performance avanzate.

Se dovessi elencare tutto ciò che ho imparato nel percorso per diventare un docente di tecniche di apprendimento, e in seguito, dovrei scrivere un libro, anzi più di uno… ed è proprio quello che ho fatto insieme al mio socio Giacomo Navone.

A oggi abbiamo venduto più di 200.000 copie di libri sulle tecniche di apprendimento efficace – Genio in 21 Giorni, Inglese in 21 Giorni, Fenomeno in 21 Giorni, Inglese per Viaggiare in 21 Giorni e Cinese in 21 Giorni – alcuni di questi sono stati tradotti in spagnolo, in portoghese e in inglese; presto saranno tradotti anche in altre lingue. Abbiamo formato negli anni più di 40.000 allievi e oggi siamo presenti in 40 sedi tra Italia, Svizzera, Spagna, Inghilterra e Stati Uniti.

Durante una presentazione del nostro corso una signora che assisteva con la propria famiglia ha alzato la mano dicendo: “Penso che queste tecniche cambino l’apprendimento tanto quanto la lavatrice ha cambiato il modo di lavare gli indumenti. Invece di lavare a mano è nato un sistema non solo più efficace ma molto più veloce e molto meno faticoso”.

L’esempio è estremamente calzante: l’applicazione delle tecniche insegnate al corso Genio in 21 Giorni  viene percepita da chi le utilizza come una tecnologia incredibile che trasforma l’apprendimento, l’aggiornamento e lo studio in attività molto più veloci e meno faticose.

L’apprendimento efficace è, a tutti gli effetti, l’applicazione di un METODO PRECISO, ispirato tra l’altro da studi scientifici e applicazioni pratiche da parte di ricercatori in varie nazioni del mondo, all’arte dello studio.

Sono felice di confermarti che ad oggi migliaia di studenti e di professionisti si sono affidati ai nostri docenti per migliorare il loro metodo di studio e le loro capacità di memorizzazione rapida e ti invito a leggere le loro testimonianze.

Come fare il salto da apprendista a fondatore di un’azienda operante in diversi Paesi, con uno staff di oltre 200 persone, non è facile da spiegare nemmeno per chi come me dovrebbe saperlo molto bene. Dico “dovrebbe” perché in realtà la domanda che mi faccio più spesso è proprio come ho fatto, visto che già di per sé è un’impresa far andare d’accordo e collaborare insieme così tanta gente, ma in più sono stati tanti gli attacchi faziosi che abbiamo subito, e continuano a essere numerosi gli invidiosi, gli haters e gli scettici che perdono la loro vita a criticare in modo non costruttivo, invece di sforzarsi di comprendere l’impatto positivo che ha ciò che insegniamo, e di dare un contributo costruttivo all’ulteriore miglioramento di un metodo che ha letteralmente cambiato la vita di molte persone.

Ho fatto corsi a migliaia di persone, ma la cosa che più mi rende orgoglioso è che ho formato molti istruttori che ogni giorno s’impegnano in Italia e non solo per far ottenere risultati straordinari ai nostri corsisti. Tra questi uno degli ultimi arrivati è un mio compagno delle superiori, un noto professionista, avvocato. Pensavo che dopo gli anni del Cavour a Torino, la città in cui ho trascorso i primi 27 anni della mia vita, non ci saremmo più frequentati, e invece le nostre strade si sono riunite quasi 20 anni dopo la maturità.

Il programma di formazione che usiamo per formare i nuovi istruttori è stato codificato dopo 15 anni di studio e sperimentazione in una formula che adesso abbiamo deciso di rendere pubblica.

Per i nostri corsisti che hanno finalmente imparato a studiare sarà possibile, infatti, iscriversi a un’Accademia che ha l’obiettivo di insegnarti tutto ciò che la scuola non ti insegna, ma che è fondamentale per lavorare oggi: le Soft Skills.

E’ grazie a queste che i nostri istruttori aprono le loro sedi in Italia e all’estero, iscrivono nuovi corsisti, li formano e fanno ottenere loro risultati straordinari.

E’ stata un’idea che mi è balenata alla mente durante uno degli allenamenti più faticosi che ho fatto nel 2017 in preparazione alla Maratona di New York; se non ricordo male era il 29 luglio, e correvo a Santo Domingo, in un caldo umido infernale.

No, non sono un patito della corsa, ma delle sfide si, e quella di New York è stata per me una delle più importanti.

Intorno al 26° chilometro, allo stremo delle mie forze, devo aver pensato che se riuscivo a convincere il mio corpo ad andare avanti era grazie a tutto quello che ho imparato e che insegniamo. E ha così tanto valore che lo devono conoscere tutti quelli che vogliono avere risultati straordinari nella loro vita.

Ho seguito tanti progetti, alcuni di successo, altri dei fiaschi completi, ma da ognuno ho imparato qualcosa che “trasferisco” nell’Accademia delle Soft Skills: stiamo per lanciare un progetto del tutto contro corrente in Italia, che include una rivista: il Genio Journal, un vero compendio di materiali inediti riguardanti quelle abilità necessarie a lavorare e a vivere bene oggi migliorando la propria capacità di apprendimento, in qualunque campo si operi.

Mi auguro che le mie figlie un giorno possano incontrare un gruppo di persone motivate, entusiaste e con un ardente desiderio di fare la differenza come quello a fianco del quale lavoro io: è in un ambiente così che le vorrei vedere crescere, per inseguire i loro sogni e realizzarli…