La tecnica del giocatore di scacchi esperto per rispondere prontamente a qualsiasi domanda del professore e sconfiggere per sempre i terribili “vuoti di memoria”

All’università non c’è molta scelta, lì fra quelle mura dove dovresti costruire le solide basi del tuo futuro lavorativo, le strade che puoi intraprendere sono sempre e comunque 2.

Se sei un martire puoi sacrificarti. Puoi decidere dunque di passare tutte le tue giornate sui libri, massacrando la tua vita sociale, la tua salute mentale, e trovandoti con pochi euro in tasca quelle rare volte in cui esci.

È una scelta, d’altronde per superare gli esami, non andare fuori corso, non deludere dunque mamma e papà che hanno investito tanto sulla tua preparazione, non sembra esserci alternativa.

Se sei invece un anarchico puoi fregartene. Lo fanno in molti, chissene frega delle rate che i tuoi pagano, chissene frega del tuo voto finale, non importa se la tua media fa schifo.

Sono gli anni migliori della tua vita e non hai di certo intenzione di trascorrerli dietro un banco universitario o in una buia biblioteca di provincia. Sei giovane, bello, la gioventù non tornerà mai.

Ecco però che la media ne risente, che i 18 iniziano a piovere, le bocciature anche, e laurearsi inizia a diventare sempre più un sogno lontano.

In entrambi i casi c’è una situazione che si verifica sempre e comunque, che tu sia un ragazzo devoto agli studi o che tu sia più devoto al pub sotto casa: il vuoto.

“Ho un vuoto” è una delle frasi più tipiche di chi è a un esame davanti al professore e non ha idea di quello che gli è appena stato chiesto.

È anche una frase tipica di chi ha molta fame, alle 9 di sera quando rientra dal lavoro, ma per quello basta una bistecca, per il “vuoto” all’esame invece è un po’ più complesso.

Pensaci un attimo, ti siedi sulle seggiole in legno fuori dalla porta, senti il professore parlare dentro:

Vediamo signor Rossi mi parli delle trasformazioni sociali e della crisi economico-politica dell’Italia nei primi anni ’70.

Da fuori senti queste parole venirti all’orecchio a spizzichi e bocconi e tutto quello che riesci a ricordare è l’esatto numero di volte in cui Crilin è morto in Dragonball Z o il numero di orchi ucciso da Gimli nel fosso di Helm, o più semplicemente il numero di luppoli della birra che hai bevuto sabato sera.

Tutto molto interessante, ma delle trasformazioni sociali e della crisi economico-politica dell’Italia nei primi anni ’70 non c’è traccia.

Eppure, tu sei il prossimo, tocca a te, a meno che tu non riesca a scappare prima, quella finestra laggiù in fondo sembra perfetta, ti basta attaccarti al tubo in cui si scarica l’acqua e con un salto di 5-6 metri (più che fattibile) sarai subito in strada. Un gioco da ragazzi.

E mentre progetti la tua fuga da Azkaban una domanda inizia a farsi largo nel tuo cervello: com’è possibile? Perché ti sembra che la tua mente sia completamente vuota, che non un’informazione sia impressa nel tuo cervello?

La sensazione di “vuoto” prima degli esami è stata provata dalla maggior parte degli studenti nel corso della loro carriera universitaria

Infatti, quando memorizziamo lo facciamo in presenza di determinate condizioni ambientali e di specifici stati fisiologici del nostro organismo, che influenzano i processi di trasferimento alla memoria a lungo termine, a riguardo ho scritto un intero articolo poche settimane fa, puoi ritrovarlo QUI

Detto in poche parole, è facile studiare a casa sereno e tranquillo, un conto è ripetere davanti al professore in uno stato di agitazione.

In quelle pagine mi sono soffermato molto sull’aspetto più emotivo del vuoto di memoria, oggi invece voglio parlarti più che altro di come evitarlo.

Questa sensazione di vuoto generalmente scompare nel momento in cui uno stimolo esterno, ad esempio una domanda posta dall’esaminatore, spinge il nostro sistema e lo induce a recuperare quell’informazione.

Quando ti siedi davanti al professore infatti di norma non ti ricordi assolutamente niente, ma aiutato dalle sue domande molto spesso recuperi nozioni che non sapevi nemmeno di custodire.

Questo quando va tutto bene, molte, troppe volte invece il vuoto persiste, il tuo viso sta palesemente comunicando la tua incapacità di rispondere, e il ticchettio sull’orologio non è mai stato tanto atroce.

Ti sembra di dover andare a ripescare l’informazione nei meandri dispersi della tua mente, di non sapere dove esattamente potresti effettivamente cercare per ottenere ciò che desideri, e continui e fare lunghi sospiri e lunghissimi “Mmmmmh”.

L’unico vero modo per superare i vuoti di memoria causati dallo stress dell’esame è avere informazioni ben sedimentate nel cervello, chiaramente individuabili e pronte per essere sfoderate davanti al docente.

“sì, facile eh”

Lo so come suona: sì, ottimo, la soluzione per evitare i vuoti di memoria è sapere tutto, poteva dirmelo anche mio cugino.

In realtà no, nemmeno sapendo tutto puoi superare la terribile insidia del vuoto, ma un modo esiste tranquillo, e stiamo per vederlo insieme.

Quello che devi fare è smettere di immagazzinare informazioni a caso, ma organizzarle in modo coerente

Mi spiego meglio, durante gli anni sessanta e settanta, i giocatori di scacchi sono stati oggetti di vari studi che avevano lo scopo di valutare la loro capacità di ricordare la posizione dei pezzi.

Sai cosa si è scoperto?

I campioni di scacchi erano in grado di ricordare la disposizione del 95% delle figure, con un’occhiata di soli 5 secondi.

Al contrario, i giocatori più deboli erano in grado di posizionare correttamente solo il 40% delle pedine e avevano bisogno di 8 tentativi per essere bravi come gli esperti di prima.

Andando un po’ più a fondo nella verifica i risultati suggerivano che il vantaggio di cui godevano i campioni derivasse dalla loro capacità di percepire la scacchiera come un insieme organizzato di pezzi e non una collezione di elementi messi lì a caso.

Effetti simili si sono visti sui giocatori di Bridge, gli amabili nonnetti al bar insomma, quando veniva chiesto loro di ricordare le mani del gioco, o sugli esperti di elettronica di fronte alla configurazione dei circuiti elettronici: in ciascun caso è sembrato che le persone con maggiore esperienza fossero migliori.

Ma non perché più esperte, bensì perché capaci di organizzare il materiale in modo coerente e significativo

Ed è esattamente così che può salvare i tuoi esami da lunghe e sterminate scene mute.

Gli studi sostengono infatti che si possono trarre dei benefici enormi organizzando i dati in fase di apprendimento. In alcune ricerche condotte in laboratorio infatti i ricercatori hanno paragonato l’apprendimento di materiale relativamente non strutturato, con quello di materiale a cui viene imposto un qualche tipo di ordine.

Per esempio, hanno paragonato un gruppo di persone che sostiene un test di memoria, per il quale bisogna ricordare una lista di parole.

Niente di troppo complesso, un puro e semplice esercizio di memoria. Un gruppo ha quelle parole in ordine casuale, un altro si trova davanti un elenco diviso per categorie, come “frutta” “verdura” e “oggetti di arredamento”.

I risultati migliori sono stati ottenuti proprio da chi aveva quei nomi ben organizzati davanti agli occhi e non sparsi qua e là. Ciò significa che una strutturazione significativa dell’informazione migliora notevolmente la tua memoria.

Ora la domanda è…

Come puoi sfruttare queste ricerche per non fare mai più scena muta e ricordare ogni cosa che studi?

Quello che devi fare è creare la mappa del tuo labirinto, quell’indicazione che ti porta a dirigerti nel verso giusto, a sapere sempre dove troverai l’informazione della quale hai bisogno.

E non sto parlando di uno schema, non sto parlando di un riassunto.

Il primo strumento fondamentale che ti garantisce di avere informazioni organizzate alla perfezione, più semplici da ricordare, nelle quali orientarti alla perfezione è la mappa mentale.

Una mappa mentale è una forma di rappresentazione grafica del pensiero teorizzata dal cognitivista inglese Tony Buzan, a partire da alcune riflessioni sulle tecniche per prendere appunti. Il fine consiste nell’implementare la memoria visiva e quindi la memorizzazione di concetti e informazioni in sede di richiamo.

Ho già parlato a lungo di questo argomento e di come conoscere le mappe mentali e saperle utilizzare può cambiare la tua vita, per sapere meglio cosa sono e come si fanno, trovi tutto QUI

Immagina di trovarti sempre davanti a quel professore, che ti fa sempre quella celebre domanda, e in un attimo, grazie alla mappa mentale, essere in grado di capire subito di cosa sta parlando, reperire l’informazione che ti serve, e rispondere prontamente.

Tutto questo soltanto grazie a una maggiore organizzazione degli argomenti nel momento in cui studi.

“Ma funzionano per tutto?”

Questa è una domanda che mi viene rivolta di frequente, soprattutto chi studia materie scientifiche è convinto che non sia possibile uscire dallo schema del “leggi e ripeti” finché morte non ti colga, ma le voci degli studenti che hanno già deciso di cambiare la loro vita, smettendo di essere “martiri” o “anarchici” sembrano dire il contrario:

Marta studia Farmacia, non di certo una materia discorsiva, eppure i benefici incredibili di informazioni ben organizzate stanno cogliendo anche lei.

Un caso?

Carmelo studia Medicina invece, eppure le mappe mentali servono anche a lui. Ma non voglio stare qua a elogiare gli studenti che hanno già frequentato Genio in 21 giorni, sono molto orgoglioso di loro, ma non è quello che mi interessa.

Quello che mi interessa davvero invece è aiutare te a studiare meglio, voglio darti dunque un consiglio finale:

Quando studi cerca sempre di organizzare tutto ciò che devi sapere per superare brillantemente l’esame, trova una coerenza all’interno di ciò che leggi, e non lasciare mai che le informazioni si accatastino casualmente.

se lasci che si depositino casualmente infatti, ne dimenticherai all’incirca l’80%

È solo l’inizio, lo so, ma già tenendo bene in mente questa regola potrai vedere chiaramente i tuoi vuoti di memoria diminuire.

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