Un anno di pandemia non ci ha ancora aiutato a rivedere le nostre priorità in quanto Paese e le istituzioni scolastiche, ad ogni nuova minaccia di aumento dei contagi, sono sempre state i primi bersagli della chiusura preventiva disposta dalle autorità.

112 miliardi sono i giorni di scuola persi in tutto il mondo. 

genio in 21 giorni denuncia 112 miliardi sono i giorni di scuola persi in tutto il mondo

Lo rivela l’ultima indagine di Save the Children, recentemente pubblicata, che prende in considerazione il periodo compreso tra il 16 febbraio 2020 e il 2 febbraio 2021

Questo significa che che, in media, ogni bambino ha perso 74 giorni di lezione che, sui 190 giorni medi annui, corrisponde ad oltre un terzo del totale. 

Il dato viene calcolato tenendo conto non soltanto dei giorni effettivi di chiusura delle scuole, nei quali non è stata garantita la didattica né a distanza né in presenza, ma anche altri aspetti quali la difficoltà di accesso alla rete Internet, che ha reso ugualmente impossibile la fruizione delle lezioni. 

Un ulteriore aspetto del quale il report sopracitato di Save the Children tiene conto, nel calcolare il computo dei giorni di scuola persi, fa riferimento alla differenza di efficacia che intercorre tra i metodi di didattica in presenza e quelli impartiti a distanza. Grazie ad uno studio condotto nel Regno Unito dal British Institute for Fiscal Studies, si è dimostrato che un giorno di apprendimento veicolato con la didattica a distanza corrisponde a mezza giornata di apprendimento in presenza

Considerando questo dato anche in termini assoluti, gli effetti della pandemia sull’istruzione si rendono visibili in tutta la loro problematicità.

La situazione delle scuole in Italia

L’Italia, con 18 settimane di chiusura, è seconda al mondo, dopo la Cina, per numero di giorni di chiusura.

All’interno del nostro Paese, però, la situazione si presenta molto diversa a seconda delle regioni. Infatti, le ragazze e i ragazzi delle scuole meridionali risultano essere quelli più colpiti dalla chiusura scolastica nonostante al Sud si sia registrata una minore incidenza di casi positivi al Covid presenti nelle classi.

comparazione giorni in presenza save the children

La tabella riporta l’indagine di Save the Children condotta su 8 capoluoghi di regioni italiani. I dati evidenziano due disparità molto nette. La prima riguarda la differenza tra le varie città. L’unica città del Sud che si avvicina ai numeri di quelle del Nord è Palermo, che riduce di poco i giorni di apertura delle scuole di tutti i livelli rispetto a Milano, la più virtuosa, Firenze e Torino. Molto bene anche Roma, capofila delle città meridionali che mantiene numeri alti di didattica in presenza anche per le scuole secondarie di secondo grado. Fanalino di coda sono Bari e, a stretto giro di posta, Napoli, che hanno più che dimezzato i giorni in presenza. A Bari 48 giorni di lezione per bambini e ragazzi fino alle scuole medie, su 107 in totale, per scendere fino a 30,5 giorni per gli studenti delle superiori. Poco meglio Napoli sulle scuole fino alla secondaria, mentre il capoluogo campano registra il minimo di giorni di apertura delle secondarie di secondo grado, con appena 27 giorni su 97.

“Sappiamo bene quanto le diseguaglianze territoriali abbiano condizionato in Italia, già prima della pandemia, la povertà educativa dei bambini, delle bambine e dei ragazzi – ha dichiarato Raffaela Milano, Direttrice dei Programmi Italia-Europa di Save the Children – a causa di gravi divari nella offerta di servizi per la prima infanzia, tempo pieno, mense, servizi educativi extrascolastici. Ora anche il numero di giorni in cui le scuole, dall’infanzia alle superiori, hanno garantito l’apertura nel corso della seconda ondata Covid mostra una fotografia dell’Italia fortemente diseguale, e rivela come proprio alcune tra le regioni particolarmente colpite dalla dispersione scolastica già prima della pandemia siano quelle in cui si è assicurato il minor tempo scuola in presenza per i bambini e i ragazzi. Il rischio è dunque quello di un ulteriore ampliamento delle diseguaglianze educative”.

L’altro dato che emerge dalla tabella fa riferimento proprio alla disparità di trattamento che si è riservato ai diversi livelli di istruzione. In tutte le città, infatti, anche laddove si è cercato di mantenere le scuole aperte per i gradi inferiori, si è poi intervenuto in maniera drastica sulla chiusura delle scuole superiori

È chiaro che su questa scelta siano intervenute una serie di ragioni più o meno condivisibili, ma di fondo logiche, come l’importanza di preservare i momenti di socialità per i più piccoli o anche la necessità di andare incontro ai genitori che, costretti a tornare a lavoro, non potevano supervisionare i figli in un’eventuale didattica da casa. 

Il problema, qui, non è la disparità di trattamento in sé, quanto il fatto che si sia sottovalutato l’impatto di queste misure sugli studenti adolescenti.  

Emergenza educativa: le differenze nazionali tra Nord e Sud

Come sottolinea ancora Raffaela Milano, siamo di fronte alla più grande emergenza educativa che si sia mai dovuta contrastare. 

È evidente che le ripercussioni che la chiusura e la didattica a distanza hanno sui ragazzi stiano avendo un impatto le cui proporzioni sono ancora sottostimate. Combinando i dati precedentemente illustrati con quelli contenuti nel report elaborato da Ipsos per Save the Children riusciamo in parte a cogliere gli effetti negativi con i quali dovremo fare i conti nel momento in cui torneremo alla didattica in presenza.

Innanzitutto ci sono, ancora una volta, molte differenze tra le varie regioni italiane o, all’interno delle stesse, tra centri metropolitani e periferie. In quest’ottica preoccupano i dati che riguardano la scarsità di mezzi informatici: nella fascia di ragazzi tra i 6 e i 17 anni, la percentuale di quelli che non hanno a disposizione dispositivi informatici è del 7,5% al Nord contro il 19% del Sud. Il problema, inoltre, si acuisce se consideriamo le difficoltà delle famiglie di appartenenza: sono il 34% i ragazzi che non hanno accesso ai supporti digitali nelle famiglie i cui genitori hanno solo l’istruzione primaria.

Questo significa che siamo di fronte ad una situazione destinata a ripetersi: gli studenti più svantaggiati potrebbero rimanere ancora più indietro rispetto ai loro compagni. 

Altro dato da non sottovalutare si misura soprattutto sul fronte psicologico: 2 studenti su 3 dicono di aver vissuto con moderata o molta preoccupazione il periodo legato alla pandemia. Ora, al di là delle già allarmanti ripercussioni sulla psiche e sul comportamento dei ragazzi, questa informazione deve preoccuparci anche in relazione ai profitti scolastici.

La paura, infatti, influisce negativamente sullo studio. Già di norma gli studenti non sono preparati ad affrontare questo tipo di sentimento, nessuno gli insegna a gestire lo stress da esami. Possiamo solo immaginare quanto questo sia stato improduttivo e dannoso nel particolare periodo che ci siamo trovati a vivere. Il metodo di Genio in 21 giorni dedica molto spazio alla gestione dell’ansia da studio, proponendo poi degli approcci personalizzati per il singolo studente.

L’estrema conseguenza di questa condizione precaria si rispecchia nel grande numero di abbandoni scolastici, come evidenziato anche nell’articolo Genio in 21 giorni e le testimonianze negative dell’abbandono scolastico.

Ragazzi interrotti: il documentario-denuncia sugli effetti della DaD

E proprio l’abbandono scolastico, già tema delicato e problematico prima del COVID, è diventato così evidente al punto che Sky TG 24 ha realizzato un documentario che sta facendo molto discutere – e commuovere.

Ragazzi interrotti”, in onda dal 22 febbraio 2021 all’interno di tutte le principali edizioni del tg dà voce ai ragazzi stessi che raccontano gli effetti – spesso disastrosi – della DAD sulle loro vite.

Perché oltre all’apprendimento c’è il fatto che l’adolescenza è il momento della costruzione della propria personalità. L’età della scoperta, della ricerca di libertà, indipendenza e socialità. Ma per gli studenti del 2020, come ha denunciato Genio in 21 Giorni, le cose non sono andate proprio così: un virus sconosciuto, arrivato all’improvviso, ha stravolto tutto. Li ha chiusi nelle loro camerette, costretti dietro allo schermo di un device, privandoli della scuola e della quotidianità.

Come superare l’emergenza: Genio in 21 giorni

Superata la prima fase emergenziale in cui ci si poteva giustificare con l’inesperienza e l’impreparatezza ad affrontare una tale crisi pandemica, è ora fondamentale procedere rimettendo la scuola al primo posto. Questo non deve leggersi, come erroneamente si è fatto, come una richiesta di riaprire in maniera indiscriminata. Al contrario, quello che Genio in 21 giorni chiede, al pari di tante altre realtà educative, è che si forniscano alle scuole programmi e mezzi per affrontare la crisi sul lungo periodo. La DaD non è il problema e non è la soluzione. Ha messo in evidenza ciò che non funzionava già da tanto tempo, una grande mancanza di motivazione a tutti i livelli. Per lavorare sulla motivazione degli studenti bisogna dar loro gli strumenti necessari a conquistare un crescente senso di autoefficacia.

Genio in 21 giorni, in quest’ultimo anno ha triplicato le collaborazioni con le scuole registrando grande partecipazione anche online, mobilitando oltre 62.000 studenti che hanno prenotato aule, incontri, eventi, con le loro strutture di formazione. Questa è la dimostrazione che la didattica a distanza rappresenta un problema solo se legata a modelli formativi ormai superati.