Come trovare lavoro e diventare indipendente anche se non vuoi rinunciare alla tua media e a laurearti in tempo

Partiamo da un presupposto: è difficile.

In Italia, dove il 92,3% dei giovani fra i 18 e i 24 anni vive ancora con i suoi genitori, ambire all’indipendenza sembra un’idea assurda.

E in giro per il mondo partono subito le prese in giro, siamo mammoni, siamo attaccati alla famiglia, pigri, riluttanti allo spiccare il volo.

Ci piace stare vicini alla mamma, non muovere un dito, non fare uno sforzo in più del necessario e rimanere ancorati al nido che ci ha messi al mondo.

D’altra parte, però se inizi a lavorare, occuparti di una casa, mantenerti gli studi e finisci, come è normale che accada, fuori corso, allora hai messo davanti agli studi degli obiettivi non rilevanti e per una presunta indipendenza che a nulla ti serve, hai ritardato la tua importantissima laurea.

Partiamo da un presupposto: non attirare critiche è impossibile, ma chissene frega, il popolo italiano è fatto di giudici e boia e non è evitare la loro ghigliottina che ti interessa.

Quello di cui voglio parlarti invece oggi è la possibilità di trovare un lavoro, smettere di chiedere soldi a tua madre per qualsiasi cosa tu debba fare e iniziare a creare la tua indipendenza, respirando aria di vita adulta.

Un sogno vero?

Se studi in università è matematicamente impossibile che tu riesca a ritagliarti del tempo per il lavoro, con la ovvia conseguenza che ogni singolo pezzo della tua vita lo dovrà pagare mamma, che per mangiare una pizza fuori dovrai chiedere a papà, che la birra del sabato sera sarà a carico loro.

Ma facciamo un passo indietro, non sto parlando di andare a vivere da solo, nonostante tu viva ancora a casa infatti, potresti comunque essere indipendente almeno nelle tue spese, se non fosse che studiare è difficile, lento e faticoso.

Per riuscire ad avere il tempo di preparare tutti gli esami, senza compromettere la tua media, oppure finendo fuori corso, non puoi di certo dedicarti a un lavoro che ti assorbe dalle 15 alle 30 ore settimanali.

Infatti, non si tratta solo delle ore matematiche che butteresti via, molti non ci pensano, ma la verità è che lavorando, perdi tempo:

  • Nell’andare e tornare dal luogo di lavoro, buttando via anche ore ed ore che non riesci a passare sui libri;
  • Con la stanchezza accumulata, che ti porta a non essere al massimo della forma quando si tratta di studiare;
  • Cercando di recuperare gli appunti delle lezioni alle quali non sei stato, perché eri dietro il bancone a fare caffè, birre, o alla cassa di un supermercato o a curare i bambini, o in qualsiasi altro luogo tu abbia deciso di conquistare a suon di mal di schiena e straordinari la tua indipendenza economica.

Perché negli altri stati è così normale farcela? È così scontato fin dall’adolescenza quasi, riuscire a trovare un lavoretto?

Di recente stavo leggendo un blog molto interessante sui “deliri di una 49enne italiana del Far West” (così lo ha chiamato lei stessa) di nome Moki, che parlava proprio di questo argomento:

Non so se è solo una cosa americana, ma sicuramente non è una situazione tipica in Italia: qui la maggior parte di ragazzi americani che conosco, amici dei miei figli o figli di amici e conoscenti, iniziano a lavorare appena possono, a 16 anni solitamente, mentre sono ancora in high school, e spesso continuano a farlo durante l’università soprattutto se magari non hanno ricevuto borse di studio, oppure solo borse parziali.

Li vediamo tutti i giorni, spesso lavorano nei supermercati come baggers (le persone che ti mettono la spesa nei sacchetti nei supermercati), oppure come camerieri o lavapiatti in ristoranti; alla Coop ad esempio ci sono almeno 4 ragazzi che lavorano part-time e fanno l’università.

Mi fosse stata offerta l’alternativa di fare l’università lavorando, penso che avrei scelto questa opportunità.

Mio figlio Chris lavora da maggio 2012, quando aveva quasi 17 anni e, oltre alle sue spese personali, ha anche iniziato a contribuire alla sua pensione privata, e sta imparando l’importanza del risparmio, per potersi poi permettere gli sfizi che vuole… Spero!

Si fa il bucato da solo, cucina qualcosina quando ha fame, e anche se un po’ mi manca, visto che tra lavoro, scuola e ragazza lo vediamo poco, sono felice di vederlo diventare un uomo, in grado di vivere una vita indipendente e, se succederà, pronto a essere un compagno/marito capace di fare la sua parte nella conduzione della sua famiglia.”

Quanto sembra lontano questo mondo rispetto a quello che vivi tu ogni giorno? Ma basta parlare dell’oltreoceano, di una società migliore etc etc, mi sono dilungato eccessivamente, ma il mio obiettivo non era assolutamente quello di dire “l’Italia fa schifo etc etc etc”.

Ciò che desidero è aiutarti ad ottenere quel piccolo spazio nel mondo, per smettere di dipendere appunto dalla tua famiglia in tutto e per tutto.

Torniamo a noi dunque, e andiamo finalmente sul pratico e concreto, che ti ho già fatto perdere troppo tempo, e se stai leggendo questo articolo sono certo tu non ne abbia molto.

I problemi principali dello studente-lavoratore in grado di mantenersi da solo sono diversi, alcuni legati al mondo universitario che non è di certo gentile, altri connaturati all’ambiente invece lavorativo, altri ancora inerenti alla sua stanchezza e alla fatica con la quale deve tirare avanti giorno per giorno.

Andiamo in ordine:

1) L’università ti odia.

Non è complottismo, non c’è pessimismo o triste rassegnazione, ma una semplice constatazione, l’università non è pensata per te che oltre a studiare vorresti anche trovarti un lavoretto.

Alcune prove?

Esami facilitati, come i famosi parziali, vengono concessi solo a chi ha frequentato le lezioni durante l’anno, lasciando evidentemente fuori chi ha dovuto incastrare la vita universitaria con dei turni lavorativi.

Ma non solo, chi non è riuscito ad assistere a un certo numero di lezioni, diventa anche un non-frequentante, vedendo aumentare in maniera vertiginosa il numero di libri che deve acquistare.

La legge che emerge mi pare semplice: meno frequenti, più materiale hai da studiare, più devi spendere.

Non solo per i libri di testo, ma anche perché una difficoltà dietro l’altra diventa sempre più difficile pensare di laurearsi in tempo, ed è in questo modo dunque che il fuoricorso è assicurato e le tasse universitarie decollano, mentre chi viene mantenuto ha una vita universitaria facilitata al sicuro nelle sue mura domestiche.

2) Al tuo capo non frega niente

Non è un’accusa sia ben chiaro, il tuo capo, che sia un ristoratore, un manager, il proprietario di una libreria o qualsiasi altra cosa, non è minimamente interessato alla tua vita universitaria.

Ci sono poi le eccezioni, ci sono responsabili carini e coccolosi, ci sono persone che ti vengono incontro, ma la norma è che tu lavori e faccia bene il tuo lavoro, e se gli esami ti impediscono di essere produttivo al massimo e sempre presente, molto spesso diventa un problema.

Soprattutto se il professore si presenta all’esame con 1 ora di ritardo, decide di interrogare per primi i frequentanti e fa scalare te al giorno successivo.

Con conseguente richiesta di un altro giorno di permesso, che non sempre ti viene concesso, e di crescente malumore fra i tuoi colleghi costretti e coprirti.

3) Sei uno straccetto

Immaginati che corri da una parte all’altra come un folle, per trovare dispense, fotocopiare appunti, elemosinare consigli, per poi volare con il tuo zaino pieno zeppo di fogli volanti e manuali massicci a fare 6 ore di turno in un pub irlandese, portando birre al tavolo.

Ecco, se anche l’università non ti mettesse i bastoni fra le ruote, se anche i tuoi colleghi non iniziassero a pensare segretamente ai mille e più modi per ucciderti, in ogni caso, resta un fatto assoluto e sempre valido: non hai tempo.

Le tue giornate durano come quelle di chiunque altro, ma i tuoi impegni sono infinitamente maggiori.

C’è un’unica soluzione per chi come te ha poco tempo, ma nessuna intenzione di fermarsi, per chi non vuole abbassare la sua media o trovarsi a dover spiegare ad ogni colloquio perché e per come gli anni accademici sono stati 6,7,8 e non i canonici 5.

Quello che devi fare è aumentare la velocità con la quale divori i manuali, leggere e memorizzare più pagine alla volta, riuscire a ricordare i concetti principali anche a distanza di mesi.

Sembra impossibile?

Claudia non solo è riuscita a studiare, ma anche a lavorare, vedere i suoi amici e praticare lo sport che ama, e non studiando una materia discorsiva e facile da ricordare (come molti potrebbero obiettare), ma frequentando Biotecnologie all’università della Sapienza di Roma.

Pensaci un secondo, se non vuoi smettere di lavorare, o se vuoi iniziare a farlo, se non vuoi accontentarti di risultati mediocri, se non puoi ridurre i libri che devi studiare, ma anzi, per te che lavori, si moltiplicano incessantemente…

C’è un’unica soluzione: dimezzare il tempo che impieghi a studiare. È proprio in quella frase di Claudia: “quello che studiavo in 3 ore lo faccio in mezz’ora” che si trova la chiave per la tua indipendenza.

Per ottenerla, vai su www.genioin21giorni.it/corso/ e scopri l’unico metodo di studio in grado di mettere il turbo al tuo studio e di avere una vita da adulto anche se frequenti ancora l’università.  

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