Il caldo ti impedisce di studiare? Esiste una tecnica che può trasformare questa sessione estiva di esami nella tua migliore di sempre

Dio Santo che caldo!

Sono in ufficio e mi sto letteralmente sciogliendo sulla scrivania.

Ieri a Milano è venuto giù il “Diluvio Universale 2 – La Vendetta di Noè” e oggi c’è una “leggerissima” umidità che mi dà la sensazione di respirare acqua invece che aria.

Per fortuna qui c’è l’aria condizionata… che ovviamente oggi ha preso la favolosa decisione di smettere di funzionare!

Tutti i ventilatori li ho dati ai ragazzi che stanno preparando gli esami della sessione estiva nella sala grande e io mi sto godendo il microclima della foresta pluviale in attesa del tecnico.

Ho un mucchio di roba da studiare (tanto per cambiare). Sto preparando dei nuovi materiali per aiutare i nostri studenti e devo trascrivere tutte le strategie per dare fino a otto esami in una sessione con la media del 30.

Materiale top secret.

Ma quanto è brutto studiare con il caldo?

Io d’estate sono un “ariacondizionatadipendente” e raramente mi rendo conto di quanto il clima influenzi la mia performance di studio.

Mentre rifletto se portare o meno una piscina gonfiabile in ufficio, non posso fare a meno di provare una certa dose di empatia verso quegli studenti universitari che stanno preparando la sessione estiva, rinchiusi in aule studio – stile allevamento intensivo di mucche – appiccicati l’uno all’altro o segregati in casa, abbracciati al ventilatore che spara tutti i fogli in giro per la stanza.

Se vivi ancora a casa dei tuoi genitori probabilmente sarai con sciarpa e berretto a studiare proprio sotto il getto del climatizzatore, ma se vivi fuori sede… beh, sappiamo tutti la vita dello studente fuori sede.

Riesci a sfoderare doti degne di un ingegnere plurilaureato, anche se sei iscritto a Scienze Politiche e crei ritrovati tecnologici all’avanguardia pur di trovare un minimo di fresco (e voglia di studiare).

Sistema avanzato di sopravvivenza estiva per studenti fuori sede

Mal comune mezzo gaudio, si dice.

Almeno non sei l’unico in questa situazione.

Ma poi apri Instagram e scopri che il mal comune non c’è per niente.

Tutti i tuoi amici che si sono già laureati sono al mare o in piscina per il ponte del 2 giugno, mentre tu continui a trasformare fogli di appunti in ventagli pieghevoli.

Maledetta università! Finirai anche prima o poi…

Ma chi me lo fa fare?

Adesso mando tutto a fancuore e li raggiungo.

Studiare con il caldo è tre volte più difficile.

  1. Non riesci a concentrarti.
  2. Le tue performance sono rallentate.
  3. Ti demotivi rimuginando sul fatto che sei l’unico rimasto a casa a studiare.

Secondo una ricerca fatta nel 2004 dalla Cornell University, per avere un buon rendimento servono condizioni ambientali ottimali con una temperatura equilibrata. Puoi resistere per poco tempo a lavorare in posti molto caldi o decisamente umidi.

Un altro studio datato 1971, condotto da A. Auliciems del Dipartimento di Geografia dell’Università del Queensland in Australia, conferma che anche nelle scuole, una classe “fresca” porta rendimenti migliori agli studenti.

Insomma, non solo devi dannarti l’anima per studiare tutto all’ultimo secondo come ad ogni maledetta sessione, ma devi anche farlo nelle peggiori condizioni possibili, con il cervello in pappa per il caldo e la mente più orientata a costruire improbabili sistemi refrigeranti che a ricordarsi quello che c’è scritto in quello stupido libro sulla tua scrivania.

Per uscirne hai tre strade:

  1. Ripieghi sulla carriera di bagnino in piscina. Stai sempre a bordovasca a prendere il sole, conosci tante ragazze (o ragazzi), ti pagano pure e non hai esami da superare in continuazione.
  2. Eserciti la tua forza di volontà portandola a livello ninja e resisti eroicamente al caldo, impiegando 10 ore per imparare 50 pagine.
  3. Ti fai furbo e impari l’unico metodo di studio per riuscire a studiare solo un paio di ore al giorno – anche se sei nel mezzo della sessione – arrivando pronto e riposato al momento dell’esame.

Se opti per la scelta numero 1 non abbiamo nient’altro da dirci e puoi tranquillamente smettere di leggere qui.

Se ripieghi sulla seconda opzione puoi cercare su internet “come studiare con il caldo” o “come studiare durante la sessione estiva”. Troverai un milione e mezzo di blog pieni zeppi di consigli della nonna che manco a Studio Aperto sanno essere così originali.

  1. Bevi acqua fresca.
  2. Cerca un luogo ventilato.
  3. Non mangiare cibi pesanti.
  4. Esci a fare una passeggiata ogni tanto.

Suggerimenti utilissimi, se non fosse che:

  1. Non credo tu sia così poco sveglio da bere acqua calda.
  2. Reputo improbabile anche che tu ti chiuda nello stanzino delle scope dove non ci sono finestre.
  3. Davvero credono tu abbia voglia di metterti a cucinare stando davanti ai fuochi o accendendo il forno?
  4. Ci sono 30 gradi all’ombra e un’umidità che potrei uscire indossando i braccioli, ci metto venti ore a studiare un capitolo e tu mi consigli di perdere tempo andando in giro a caso a fare passeggiate?

Se stai leggendo questo articolo e sei arrivato almeno fino a qui dò per scontato che tu non voglia abbandonare gli studi per fare il bagnino, né che tu voglia morire lentamente sui libri.

Se hai scelto la terza opzione, in questo articolo ti darò una strategia per rendere le tue sessione di studio estive meno massacranti.

Per prima cosa ricordati che…

Lo studio matto e disperatissimo non funziona MAI, soprattutto col caldo

Più rimandi il momento in cui iniziare a preparare quel pallosissimo che devi fare, più le pagine si accumulano e più sarai costretto a fare massacrati full immersion, una dietro l’altra.

Ma col cervello che non riesce a lavorare a pieno regime a causa del caldo, rischi di andare fuori giri e arrivare il giorno dell’esame con solo una vaga idea di quello che hai letto.

Meglio fare una sessione di studio da due ore al mattino e, se serve, un’altra al pomeriggio per dare tempo al cervello di raffreddarsi.

Questo ovviamente vale solo se non ti sei preso all’ultimo e hai già un ottimo metodo di studio, altrimenti son “volatili per diabetici”.

Studia a casa e ripassa in piscina o dovunque ma non a casa.

So che il concetto che hanno cercato di infilarti in testa finora è che ripassare vuol dire ripetere e ripetere i riassunti che hai fatto finché non ti entrano in testa a forza.

Ma di fatto dovrebbe essere solo un confronto mentale. Ti dovresti autointerrogare, vedere se ci sono buchi nella tua preparazione, se riesci a ricordarti dati, dettagli, formule, nomi.

Il ripasso non è dovrebbe essere una ristudiata generale, ma un check di controllo.

E mi da un fastidio che non immagini sapere che nessuno ti ha mai spiegato come si fa a ripassare.

Il ripasso è ovviamente la tecnica più importante per memorizzare a lungo termine quello che studi, ma ripetere ogni cosa all’infinito è uno spreco di tempo oltre che totalmente inutile.

Quindi oggi ti spiegherò per filo e per segno cosa devi fare per imparare qualsiasi concetto – anche i più complessi – senza doverlo ripetere ventimila volte e soprattutto senza dimenticarlo.

Mettiamo che hai appena finito un capitolo del tuo libro, uno dei più tosti. Pieno di dettagli e concetti fondamentali da ricordare.

L’esame è tra due settimane, ma non hai speranza di potertelo ricordare tutto senza rileggere ogni capitolo almeno tre o quattro volte. Soprattutto se non hai ancora fatto il corso Genio in 21 Giorni.

Una volta abituata la memoria a lavorare correttamente nella fase di studio, diventa importante rafforzare il ricordo a lungo termine.

Per prima devi conoscerne i meccanismi del ricordo:

  • Ti ricordi più ciò che hai studiato qualche minuto dopo aver chiuso il libro che immediatamente alla fine della sessione di studio.
  • Entro le 24-48 ore successive il tuo cervello dimentica più dell’80% di quello che hai imparato.

Un ripasso attento ti permette di depositare l’informazione nella memoria a lungo termine che funziona come un magazzino con una capacità teoricamente illimitata  di stoccaggio, in grado di conservare dati per un tempo indefinito.

Come raccomanda Tony Buzan, il metodo più efficace per trattenere le informazioni a lungo termine è fare dei ripassi programmati proprio nei momenti che precedono il calo nella capacità di richiamo del ricordo.

Infatti, analizzando i tempi di decadimento delle informazioni che hai studiato, gli scienziati hanno individuato alcuni archi temporali specifici durante i quali fare i ripassi programmati ti aiuta a fissare il ricordo in maniera indelebile: un’ora, un giorno, una settimana, un mese, sei mesi.

Ciò significa che, ripassando l’informazione dopo un’ora, quando la capacità di ricordo e comprensione è al massimo, la puoi fissare in modo da tenere alta la curva del ricordo per almeno un giorno.

Ripassandola ancora il giorno dopo, il ricordo si rinforza al punto da essere valido per almeno una settimana e così via.

Ogni ripasso richiede pochissimo tempo e lo puoi fare senza dover avere libri e appunti davanti.

Il primo ripasso dovrebbe consistere in una revisione completa della mappa mentale e delle informazioni aggiuntive memorizzate con la tecnica del PAV (non più di dieci minuti per ogni ora di studio).

Le successive revisioni, invece, si concentrano sulle nozioni basilari della materia che stai studiato.

Qualsiasi lacuna può essere colmata, e ogni informazione supplementare che si sia aggiunta nel periodo tra due ripassi può essere inserita fra un ripasso e l’altro.

Apprendere con questa modalità è come edificare un palazzo. Per costruirlo servono ponteggi, impalcature, macchinari e attrezzi ma, una volta che è pronto, sta in piedi senza sostegni.

Il ricordo di quello che hai studiato funziona allo stesso modo. Dopo aver utilizzato le giuste tecniche di memoria e di ripasso, le informazioni restano e i mezzi impiegati nella costruzione del ricordo possono sparire.

Grazie a questo meccanismo spontaneo, è impossibile incasinarsi.

L’impalcatura ti serve solo per rafforzare il ricordo, ma come avviene nella costruzione di un palazzo, dopo un po’ verrà smontata e il ricordo sarà naturale.

Abbiamo messo a confronto la memoria dei nostri studenti prima e dopo l’uso delle tecniche di ripasso ed è stato evidente che all’inizio, per ogni informazione immessa ne lasciavano decadere altrettante.

Così diventa impossibile studiare.

Impari 10 cose e ne dimentichi nove. È come svuotare una vasca piena d’acqua usando uno scolapasta.

Studiare diventa perciò sempre più difficile e l’intero processo di comprensione e memorizzazione ti diventa pesante e frustrante, perché ti sbatti come un folle ma i risultati sono sempre inferiori alle tue aspettative.

Chi invece usa le tecniche di studio avanzato e i ripassi programmati non solo ricorda più informazioni, ma riesce ad assimilare quelle nuove con meno difficoltà: si crea un circolo virtuoso dove comprensione, memorizzazione e apprendimento si sostengono a vicenda.

In media uno studente dedica alla fase di lettura e comprensione circa il 25% del tempo di studio e a quella di ripasso il restante 75.

Durante l’estate, dove il caldo ti frigge il cervello, poter anche solo dimezzare il tempo di ripasso ti permette di risparmiare più della metà delle ore che sei costretto a passare sui libri.

Questo si traduce in una mente più “fresca” e reattiva (anche durante l’esame), ma soprattutto in ore di svago durante la sessione.

Avresti mai pensato di poter dover passare i pomeriggi in piscina mentre prepari la sessione?

Se vuoi scoprire tutti i segreti dei ripassi programmati e come sfruttare questa tecnica per centrare una sfilza infinita di 30 e lode non ti resta che una cosa da fare: clicca qui e prenota la tua lezione gratuita e senza impegno nella sede di Genio in 21 Giorni più vicina a te.

(Abbiamo anche l’aria condizionata)

Massimo De Donno

 

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