Università canadese spiega perché è fisiologico dimenticare ciò che studi dopo poche ore. Ecco come puoi impedirlo trasformando la tua memoria in una cassaforte

Ogni mattina un professore si sveglia e sa che sposterà la data d’esame.

Ogni mattina uno studente di sveglia e non sa quando farà l’esame.

Ogni mattina, non conta che tu sia la lo studente o il professore, quel che conta è che quell’esame non sai mai se riuscirai a darlo.

Il “cambio data” è un dramma. Fino al giorno prima avevi fatto un full immersion di studio, in qualche modo eri riuscito a stipare tutte le informazioni che potevi nella tua testa neanche fossero dei vestiti in una valigia dopo un viaggio a New York.

Ti sembra che la tua mente sia pronta ad esplodere da un momento all’altro e tutto quello che ti ricordi stia per saltare in aria.

Ma non temere.

Tra poco ti spiegherò come anche tu potrai trasformare la tua memoria in una vera e propria cassaforte dalla quale tutto quello che hai studiato non potrà più uscire in alcun modo.

Non dovrai più temere i cambi data last second. 

Se studi all’università sai di cosa sto parlando. La data dell’esame viene fissata. Passi il primo giorno di studio a cercare di organizzarti per bene. Controlli i vari gruppi Facebook, Whatsapp e Telegram chiedendo a tutti cosa bisogna studiare. Questa volta vuoi essere arcisicuro di non scoprire all’ultimo minuto che ti manca qualche capitolo come al solito!

Chiedi consiglio agli amici che lo hanno dato prima di te per capire quanto il prof sa essere stronzo e che domande fa di solito.

Raccogli tutto il materiale, passi un pomeriggio in copisteria a stampare dispense, slide appunti e sbobinature varie e finalmente sei pronto a cominciare.

Questa volta nulla potrà impedirti di organizzarti per bene.

Suddividi l’agenda con cura e calcoli il numero di pagine da studiare ogni giorno per essere assolutamente certo di riuscire a studiare tutto anche se dentro di te sai benissimo che durante la prima settimana farai poco o niente di quello che ti eri ripromesso.

A questo punto avviene uno strano fenomeno che gli scienziati ancora stanno cercando di capire.

Nell’arco delle 48 ore successive alla pianificazione del tuo calendario comincia ad accumularsi una quantità incredibile di impegni e appuntamenti che non avevi previsto.

Persino la tua vecchia fiamma delle elementari di cui sei sempre stato segretamente innamorato e che non sentivi dal 216 avanti Cristo ti scrive dal nulla, chiedendoti di uscire per un caffè. Comincia ad essere il compleanno di chiunque. Un tizio in strada distribuisce biglietti gratis per Gardaland validi solo per quella settimana. Il sushi all you can eat sotto casa fa una giornata di degustazione gratis. Si deve festeggiare il primo punto in A del Benevento.

Apprezzo l’impegno e la buona volontà mio caro amico, ma a certe cose sai che non si può proprio dire di no.

Così anche questa volta ti ritrovi gli ultimi giorni a dover fare una full immersion durante la quale inizi a capire cosa provava Frodo nel cammino verso il Monte Fato.

“Vi ricordate la vita fuori dalla vostra stanza Padron Frodo? Presto sarà primavera, e i frutteti saranno in fiore, nidieranno nel boschetto di nocciole e l’orzo estivo sarà seminato nei campi a valle, e si mangeranno le prime fragole con la panna ricordate il sapore delle fragole?”

“No Sam, non ricordo il sapore del cibo, né il rumore dell’acqua, né il tocco dell’erba… buio… c’è tanto buio… non c’è velo tra me e il prof che mi boccia all’esame… lo posso vedere, con i miei occhi, da sveglio…”

Così quasi senza accorgertene ti ritrovi il giorno prima dell’esame a ripetere disperatamente tutto quello che avevi già studiato (ma che come al solito non ti ricordi più) fino a quando crolli esausto e vai a dormire.

Dormire per modo di dire.

Ti addormenti immaginando la meravigliosa e incredibile sequenza di episodi per i quali il tuo esame andrà storto l’indomani.

Sogni d’oro anche a te!

Ovviamente non riesci a chiudere occhio o se ci riesci ti appare il tuo professore in sogno stile Mufasa, e ti domanda perché ti sei iscritto all’università invece di andare a zappare la terra.

Ti svegli stanco, con lo stomaco sottosopra per l’ansia ma non del tutto rassegnato. Hai dedicato ogni minuto possibile (degli ultimi tre giorni) a preparare quell’esame.

Sicuramente Gesù, Buddha o Spongebob premieranno il tuo impegno e ti proteggeranno!

Prendi treno, macchina, bici, bus, tram, metro o quello che è e ti dirigi mestamente verso il patibolo luogo dell’esame.

Nell’87% dei casi se hai scelto di prendere i mezzi c’è uno sciopero. Se vai in macchina c’è un bordello di traffico perché appunto c’è sciopero e se invece vai in bici… diluvia.

È stato dimostrato scientificamente!

Ma a questo punto ecco l’imprevisto!

Mentre sei in coda per entrare a sostenere il tuo esame, incerto se buttarti per primo confidando nella clemenza verso i coraggiosi o aspettare fino all’ultimo nella speranza che siano esausti e confusi anche i tuoi prof, con un elegante sorriso da faina uno dei professori della commissione d’esame proclama:

“Mi è sorto un impegno improvviso! Sarete interrogati la prossima settimana, vi farò sapere il giorno”.

Il finto sorriso che stavi facendo al professore si spegne mentre continui a fissare il vuoto.

Stringi i pugni fortissimo. Non puoi imprecare. C’è troppa gente attorno a te e non puoi rischiare di far arrabbiare qualche Santo. Metti che serva anche il loro aiuto per l’esame…

Il secondo pensiero va alle parole “è sorto un impegno”. Ti suona fin troppo simile al “per motivi personali” che scrivevi sul libretto delle giustificazioni quando saltavi scuola.

Impegno Improvviso = Avevo di meglio da fare

No ma tranquillo, faccia pure. Tanto lei è solo pagato per fare questo lavoro, si figuri io mi sono fatto mezz’ora di bici sotto la pioggia e ho sgobbato sui libri come un raccoglitore di pomodori messicano nelle ultime 72 ore. Che sarà mai? Ma lei vada pure ad occuparsi dei suoi impegni. E mi saluti tanto la mamma che non si sa mai, le potrebbe capitare qualcosa con tutti gli accidenti che le stanno tirando…

Sbollita la rabbia pensi che comunque non è la fine del mondo. Tanto le cose le sai, ti basterà ripassare il giorno prima.

Mai furono dette parole peggiori.

Il giorno prima della nuova data cominci a ripassare e… PANICO!

NON TI RICORDI PIÙ NIENTE!

Zero, tabula rasa. Se si potesse guardare all’interno della tua testa si vedrebbero dei balle di paglia che rotolano sospinte dal vento in una città fantasma nel deserto del Far West.

Una citta chiamata “Fallirailesameville

La sicurezza che avevi fino a qualche minuto prima sprofonda nelle sabbie mobili. Tutta la fatica che avevi fatto per ricordare ogni pagina fino al giorno prima dell’esame è stata totalmente inutile.

Cerchi di ristudiare tutto da capo, ma non allo stesso modo. Il tempo è poco, troppo poco per tutta la roba che devi sapere. Inoltre sei talmente impanicato da dimezzare la tua concentrazione.

Ficchi nella tua testa alla bene e meglio tutte le informazioni che riesci neanche fossi uno di quei divoratori compulsivi sovrappeso che vedi nei reality americani all’ultima cena prima di essere rinchiuso per tre mesi in un camp per dimagrire.

Il giorno dopo ti presenti all’esame sperando che qualcosa di tutto quel caos di pagine che hai letto il giorno prima ti sia entrata in testa.

Ma niente. Scomparse come la dignità della Nazionale in questi mondiali di calcio.

L’esame va malissimo. Nella migliore delle ipotesi riesci a strappare uno schifosissimo 18 che se lo accetti ti rovina la media.

Torni a casa, prendi una sedia, la piazzi davanti alla finestra e ti siedi a guardare fuori. Lo sguardo perso nel vuoto e un solo mantra: “Mai una gioia”.

Non è per niente raro ritrovarsi in situazioni in cui:

  1. Il professore si rimangia la parola e non concede più quell’appello extra per il quale già studiavi da tre settimane.
  2. Ti sei iscritto all’appello ma il dannatissimo sistema informatico universitario non funziona mai e mentre provi a spiegare al professore che non è colpa tua lui continua a ripeterti con una faccia da schiaffi le stesse otto parole: “Mi spiace, ma lei non è in lista”.
  3. Arrivi di 0.25 secondi in ritardo all’esame perché mentre pedalavi (sotto la pioggia) un’auto ti ha pure investito e il professore (non credendo alla tua storia) non ti fa sostenere l’esame e ti rimanda a casa. Giuro, questa è successa ad un ragazzo che conosco.

Qualunque sia la causa per cui non riesci a dare l’esame, all’appello successivo quando riprendi in mano quello che avevi già studiato, non ti ricordi più niente.

Hai buttato via tempo.

La verità è che l’università non è tua amica. Lo so è brutto da dire, ma molto spesso, troppo spesso, non è tua amica. Ti gioca contro. Gli esami saltano, vengono spostati perché il professore ha deciso così. Punto. Arrangiati.

Non importa se avevi già prenotato un viaggio per la settimana dopo. Annulli il viaggio. E se quando ripassi e non ti ricordi niente son problemi tuoi.

Ma perché non ti ricordi più niente?

Perché ogni volta che un esame viene rimandato, o sei tu a rimandarlo perché non ti senti abbastanza pronto, ti dimentichi quasi tutto a distanza di pochi giorni?

Perché ti ritrovi a dover imparare tutto da capo?

Molto semplice. La tua mente ha eliminato molte delle informazioni che ti servivano.

C’è un motivo scientifico se la tua mente assomiglia ad uno scolapasta che non sa trattenere anche le informazioni di cui hai un assoluto bisogno, ma tra poco ti spiegherò cosa puoi fare per porvi rimedio e trasformare quello scolapasta in una cassaforte.

Il corpo umano è un gran risparmiatore.

Tutto ciò che noi facciamo, dal respirare, al muoverci, al mantenere costante la nostra temperatura corporea fino al semplice pensare, consuma energia.

Tutto il cibo che noi introduciamo nel nostro corpo ha lo scopo di rifornirci di energia. Energia che verrà poi spesa per le diverse funzioni del nostro organismo.

Anche “ricordare” consuma energia.

Ricordare non è gratis. Ciò che è energicamente costoso o superfluo viene eliminato dal nostro corpo.

Se hai mai fatto palestra sai che con l’esercizio fisico è possibile far aumentare i muscoli di volume.

È altrettanto vero però che se smetti per abbastanza tempo di allenarti, i muscoli perderanno il volume guadagnato. Questo processo si chiama adattamento.

Quando fai esercizio i tuoi muscoli si ingrandiscono in quanto al tuo corpo viene richiesta maggiore forza. Questa maggiore forza comporta anche un maggior dispendio di energia.

Proprio perché i muscoli grandi sono costosi da mantenere. quando si smette di andare in palestra il nostro corpo recepisce che non hai più bisogno di tutta quella forza in più e quindi, per farti risparmiare della preziosa energia, te li fa perdere.

Di certo il tuo organismo non recepisce il fatto che è bello avere dei pettorali o dei glutei da favola e che deve mantenerli a dispetto di utilizzo o dispendio di energia.

Un analogo discorso lo si può fare per la nostra memoria e per le informazioni che immagazziniamo nel nostro cervello.

Da diversi anni la neuroscienza studia i meccanismi coinvolti nella memoria.

Ecco cosa ha scoperto.

Il nostro cervello possiede dei meccanismi appositi per dimenticare le informazioni. Lo fa eliminando o indebolendo i legami tra i neuroni responsabili del mantenimento dei ricordi.

Lo scopo del nostro cervello è quello di dimenticare le informazioni ritenute inutili al fine di fare spazio per nuovi ricordi, ma soprattutto al fine di risparmiare energia.

A tal proposito recentemente, gli scienziati dell’Università di Toronto hanno coniato una nuova definizione di memoria che non consiste più nella capacità di conservare il maggior numero di informazioni nel tempo, ma nell’abilità di dimenticare le cose superflue.

La perdita dei tuoi ricordi è tutta una questione di praticità.

Il tuo cervello non sa che le cose memorizzate per l’esame se le dovrà ricordare dopo una settimana perché il professore ha rimandato l’appello. Così come i tuoi bei pettorali o i tuoi fantastici glutei non sanno di dover restare così per sempre solo perché sono sexy.

Il permanere dei ricordi o dei tuoi muscoli dipende dai giusti stimoli che sai dare rispettivamente alla tua mente o al tuo corpo.

Ma mentre per i muscoli è chiaro cosa fare per mantenerli tonici, cosa devi fare per i ricordi?

In che modo puoi dare i giusti stimoli al tuo cervello perché esso mantenga le preziose informazioni memorizzate e non le butti via come un volantino trovato sul parabrezza?

È chiaro che se i tuoi ricordi scompaiono allora c’è un qualcosa che non va nel tuo modo di memorizzare e quindi nel tuo metodo di studio.

Il leggi e ripeti non funziona.

Il leggi e riscrivi non funziona.

Il leggi e sottolinea non funziona.

Tutti questi metodi non funzionano.

Certo, potranno aiutarti nella comprensione e forse il giorno dopo ti sembrerà di ricordarti qualcosa, ma passati uno o due giorni di tutte quelle informazioni ti sarà rimasto solo un vago ricordo.

Infatti questo modo di studiare non ti aiuta per niente. Non è diverso dal continuare a ripetere ad alta voce un numero di telefono dal momento che te l’hanno detto fino a quando lo trascrivi su di un pezzetto di carta.

Sai benissimo che se smetti di ripeterlo o ti distrai, di li a pochi secondi non te lo ricorderai più.

Nello studio funziona allo stesso modo. Il ricordo dura un po’ di più perché stiamo parlando di concetti e non di una serie di cifre numeriche. Ma alla fine lo sai benissimo che dal momento in cui smetterai di leggere e ripetere allora le informazioni cominceranno prima a confondersi e poi a svanire a gran velocità.

Di cosa hai bisogno quindi per cambiare tutto questo?

Cosa puoi fare per addestrare la tua mente a mantenere per lunghi periodi di tempo tutte le informazioni di cui hai bisogno?

Quello che ti serve è un metodo di archiviazione delle informazioni per:

  • Memorizzare quello che studi in modo efficace e veloce, portando in automatico il ricordo nel medio/lungo termine senza dovere ripetere le stesse cose 10.000 volte.
  • Ricordare concetti astratti, come formule, date, termini tecnici o lingue straniere e tutte quelle informazioni che normalmente spariscono subito dopo averle lette.
  • Gestire enormi quantità di pagine da studiare e riuscire a ripassarle tutte velocemente senza cadere nel banale “mi ricordo bene le prime pagine ma per niente le ultime”.
  • Seguire i tempi fisiologici del tuo corpo per effettuare i ripassi al momento giusto in modo da fissare i ricordi in maniera indelebile.
  • E, cosa più importante di tutte, poter gestire facilmente qualsiasi cambio data di un appello e sbattere in faccia al professore la tua conoscenza con un sorriso malizioso.

Per tua fortuna questo metodo esiste, ecco un esempio dei benefici sui tuoi colleghi che già lo applicano.

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Sei nel posto giusto!

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E allora poi sì che il cammino verso la laurea assumerà tutto un altro senso e il tuo percorso di studi darà finalmente i frutti tanto sperati.

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Max

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