Corriere della Sera parla di Genio in 21 Giorni

Padronanza e ripasso intelligente

Padronanza, organizzazione, ripasso «intelligente»: si può dominare così la maturità 2020. A una manciata di giorni dal traguardo, questo esame «zoppo» è esattamente come gli anni precedenti: un’impresa da far tremare le gambe. Ma tra il lavoro fatto fino ad oggi e qualche consiglio strategico, la prova finale degli studi superiori potrà essere un’opportunità per chiudere al meglio un ciclo di vita.

Ne è convinto Massimo De Donno, esperto di apprendimento e ideatore di «Genio in 21 giorni» – il marchio un po’ immodesto di una catena di centri di formazione per professionisti e studenti – che sin dall’inizio del lockdown ha organizzato «aule studio» virtuali, per ripassare con i coetanei stando a casa propria; e una serie di webinar gratuiti sul metodo di studio, la motivazione, la concentrazione e la gestione dello stress e del tempo, che sono stati seguiti da circa 10mila persone e hanno dato agli studenti l’opportunità di ottenere crediti formativi.

Gli istruttori di Genio – formati anche dai ricercatori del Cnr – non fanno ripetizioni di matematica o di latino, ma insegnano a imparare. Con strumenti pratici e tecniche consolidate; e un’avvertenza: «A pochi giorni dall’esame non bisogna pensare di buttarsi in uno studio matto e disperatissimo: sarebbe inefficace e anche rischioso. Lo stress mal gestito potrebbe infatti far cadere i ragazzi in nuove pericolose abitudini: troppi caffè e sigarette, poche ore dedicate al sonno».

«Prendere o peggiorare cattive abitudini – dice il formatore – equivale a caricarsi di un pesante zaino pieno di massi in spalla proprio quando si deve scalare una vetta importante. Al contrario, invece, focalizzarsi sul modo migliore per affrontare questa sfida significa darsi obiettivi di padronanza e questo inciderà significativamente sui risultati finali».

Non conta la vetta ma il sentiero

Primo passo: spostare il focus dell‘attenzione. «Quando si affronta l’esame di maturità, il primo pensiero è legato al “Ce la farò? Riuscirò a prendere il voto che voglio o l’agitazione mi giocherà brutti scherzi?” – spiega De Donno -.

Pensare in termini di voto finale è, tecnicamente, un obiettivo di performance. Per quanto importante possa essere il voto finale però, focalizzare l‘attenzione su questo punto è come concentrarsi solo sulla cima di una montagna da scalare: l’impresa da sola rischia di sembrare insormontabile».

Tutto invece cambia – sostiene – quando si sposta l’attenzione dalla cima da raggiungere (obiettivo di performance) al modo in cui si farà ogni singolo passo (obiettivo di padronanza). «Essere in controllo abbassa l’ansia trasforma l’adrenalina in energia». E la sensazione di essere in controllo secondo l’esperto inizia da un piccolo vantaggio: si conosce la domanda di partenza dell’esame e c’è tutto il tempo per allenarsi ad esporre bene.

Immaginate di vincere

Una regola per tenere a bada l’ansia: visualizzate in positivo la scena dell’esame. «Immaginate come andrà e come risponderete alle domande, connettetevi alla sensazione di avercela fatta – esorta De Donno-.

Può sembrare solo un giochino di poca efficacia. Ma se campioni del calibro di Carl Lewis raccontano che giorni prima della gara “Mi sdraio sul letto, chiudo gli occhi, mi rilasso e mi immagino in pista, dall’inizio della gara […] fino all’ultimo scatto… alzo le braccia al cielo… ho vinto!”, potete decisamente provarci anche voi».

Respirate e simulate

Per quanto si possa essere preparati, senza una pianificazione e un’organizzazione perfetta si rischia di arrivare all’esame con una sensazione di incertezza. Per questo motivo, oltre a pianificare bene il tempo, è utile aiutarsi a tenere sotto controllo le emozioni con tecniche di respirazione.

«Il respiro è l’arma più potente contro l’ansia: ci fa sentire che siamo in controllo del nostro stato emotivo perché lo regoliamo “meccanicamente”». Può essere di grande aiuto anche fare delle prove di orale: non sarà mai come essere proprio al giorno dell’esame, ma anche solo esporre davanti a qualcuno predispone in una situazione di allerta che è importante sperimentare per arrivare al meglio al momento fatidico.

Le 3 cartelle mentali

Il consiglio più «pesante» riguarda il come studiare e cosa fare: rimangono una decina di giorni sono finite le interrogazioni, sono stati concordati gli argomenti dell’elaborato, il testo di letteratura.

«A questo punto suddividete il tutto in 3 “cartelle mentali”: le cose da ripassare, quelle da studiare e quelle da approfondire – spiega l’esperto -. Ripassate gli argomenti principali delle materie su cui verrete interrogati durante il colloquio; studiate le parti di queste materie che si possono collegare all’argomento dell’elaborato; approfondite gli aspetti che saranno sicuramente oggetto di interrogazione. Immaginate che tipo di domande potrebbero fare durante il colloquio e allenatevi a esporre in inglese, se fa parte delle materie di orientamento».

I cicli di studio e la «tecnica del pomodoro»

Secondo le statistiche, il 27% dei ragazzi prossimi alla maturità non riesce a trovare la giusta concentrazione, il 19% si sente stanco o affaticato, il 16% è nervoso. Stessa percentuale (16%) per gli sfiduciati. La paura più grande è di dimenticarsi le cose studiate (36%), seguita dal pericolo che l’ansia blocchi psicologicamente.

«Riuscire a controllare e gestire con padronanza queste emozioni e condizioni psico-fisiche, significa migliorare anche il risultato della performance – spiega Massimo De Donno -. Come ogni bravo sportivo sa, alla vigilia di una grande prova, l’80% del risultato lo dà il modo in cui lo si affronta. Proprio come un atleta nelle ultime fasi prima di una gara importante, prendersi cura delle proprie energie è fondamentale.

Seguite i cicli di studio più consoni al vostro livello di concentrazione. Una tecnica tanto utile quanto semplice per aiutarvi a rimanere concentrati è la «tecnica del pomodoro»: prendete un timer da cucina (il nome deriva proprio da quei timer piuttosto comuni, a forma di pomodoro, ndr) o quello del telefono e impostate un primo ciclo di studio della durata di 25 minuti. Al termine impostate di nuovo il timer a 5 minuti e fate pausa. Quindi di nuovo il timer a 5 minuti e fate il ripasso di quello che avete studiato nei 25 minuti precedenti. Con questa modalità potete studiare tranquillamente 3-4 ore di fila tenendo sempre alta la concentrazione».

In quest’ultimo periodo, inoltre, cercate il più possibile di rinunciare allo svago passivo (video game, film, serie tv, social) e fate piuttosto una bella camminata o attività fisica, non troppo stancante. Mangiate sano e riposate bene.

La relazione sull’alternanza

Sarà poi di grande aiuto prepara benissimo la presentazione del PCTO (il Percorso per le competenze trasversali e l’orientamento», nuovo nome dell’alternanza scuola-lavoro) al quale saranno dedicati alcuni minuti del maxi orale. «Allenatevi a esporre con entusiasmo la vostra esperienza» consiglia De Donno.

Calibrate bene le diverse parti della relazione che dovrà essere così strutturata: l’introduzione (obiettivi dell’esperienza e motivazioni che vi hanno spinto a scegliere quella determinata attività); lo svolgimento (chi ha partecipato, quando e dove si è svolta, tutor, mansioni, relazioni interpersonali) e la conclusione (attinenza con il percorso di studi, quello che avete imparato, un bilancio tra quello che vi aspettavate e quello che realmente è stato).

Preparatele dopo aver organizzato una scaletta, tenendo presente che i vostri interlocutori (soprattutto il presidente di commissione) non sanno molto dell’argomento. «Date quindi tutte le informazioni di carattere generale e non tralasciate un’autovalutazione».

Cittadinanza e Costituzione

«In questi ultimi giorni ascoltate telegiornali o leggete notizie di attualità che possano essere interessanti per declinare in modo creativo il tema su cui verteranno il 90% della domande di Cittadinanza e costituzione: l’emergenza sanitaria per il Covid conclude De Donno -. Alla fin dei conti si chiama maturità non solo perché è la fine di un ciclo di studi importante ma anche perché serve a dimostrare che si sono acquisite le competenze e l’intelligenza per leggere la realtà e dare un’interpretazione sensata e utile a ciò che ci circonda, oltre a padroneggiare con fiducia le proprie conoscenze, le capacità e il proprio mondo interiore».

Fonte: Corriere della Sera