5 consigli per iniziare l’università col turbo ed evitare il fuoricorso nel quale finisce il 54% degli studenti

Tua mamma indossa dei pantaloni beige e una camicia azzurra, un paio di ballerine e il suo miglior sorriso rassicurante, e tu…

Beh tu piangi come una fontanella, urli e strepiti e le tieni la mano con una stretta che potrebbe uccidere qualsiasi nemico in battaglia.

Con contorsioni degne di un circense cerchi di opporti fermamente a ciò che sta per succedere: lei ti abbandonerà su quella soglia e da lì sarai solo.

Ed ecco quindi che scalpiti, ti dimeni, le infili le unghie sotto la carne, al suono di mille “noooo, non voglioooo, nooooo, mammaaaaaa”.

La tua voce risuona come un eco nel corso degli anni e tocca le corde dell’anima di milioni di bambini abbandonati nel loro primo giorno di scuola.

Hai 6 anni ed è il tuo momento, è tempo di abbandonare trenini e palloni rotondi per imparare a leggere, scrivere e disquisire delle opere di Socrate, ok magari per quelle è presto, ma ci siamo capiti.

5 anni dopo…

Il tuo zaino è il più brutto fra quelli dei ragazzini intorno a te, tutti sembrano conoscersi da tempo e invece tu sei stato ficcato in quella scuola lontana da ogni volto noto, perché la maestra l’ha vivamente consigliata.

E chissene frega”, pensi, tu volevi soltanto stare con i tuoi amichetti, avere ancora Valerio accanto a te al banco di scuola che faceva battute divertenti e rimanere suo amico per sempre.

Invece eccoti lì, circondato da 23 facce nuove, con le ragazzine che sembrano molto più grandi dei loro 11 anni, e maschi stupidi che ti renderanno di certo in giro, perché sei troppo magro, troppo grasso, troppo basso o troppo poco amante del calcio per essere degno della loro stima.

Ecco che iniziano le scuole medie, un altro primo giorno, un’altra sfida, ma come ben sai, se ti ricordi, non è finita qui…

3 anni dopo…

E qui si fa più difficile, che tu abbia scelto il liceo classico, lo scientifico o qualsiasi altra scuola superiore, è arrivato il tempo di studiare davvero.

Sono finiti gli anni in cui vivevi un po’ di rendita, un po’ arrangiavi con qualche ora di studio, un po’ ti bastava stare attento in classe, qui si deve studiare bello, ti dici, ma d’altronde hai scelto tu la scuola, dovresti farcela.

Non c’è più tua madre ad accompagnarti, ci sei tu con la tua lista dei libri da acquistare e il nuovo quaderno degli appunti al quale ti aggrappi.

Qua inizia, sarà difficile, ma è la strada che stai scegliendo, per diventare medico, scrittore, archeologo, ingegnere o qualsiasi altra sia la tua scelta, quindi via si comincia.

Il liceo però non è esattamente come te lo aspettavi, devi fare i conti con:

  • Argomenti difficilissimi che non riescono minimamente a entrarti nel cervello e dei quali ti domandi l’utilità ogni giorno della tua vita;
  • Simpatici professori convinti che la tua vita inizi e debba finire nelle mura scolastiche, che programmano 4 verifiche al giorno;
  • I tuoi genitori che pensano che prendere 7 sia una schifezza, peccato che 8 sia il massimo voto concepito dai tuoi docenti…

Uno spasso insomma, ma ormai ci sei dentro e si deve andare.

Ogni anno la tua media si abbassa, la fatica e la stanchezza aumentano, e la tua speranza di uscire con un brillante voto dalla scuola superiore risulta sempre più lontano, ma resisti, manca davvero poco e poi potrai davvero studiare qualcosa che hai COMPLETAMENTE SCELTO TU…

Ed eccoci al momento tanto atteso…

Il primo giorno di università

Te lo dico chiaramente: fino a qua hai potuto riiniziare ogni volta da capo, fino a qui hai potuto fare finta di niente, che i 5,8,13 anni precedenti non fossero mai esistito.

A nessuno alle superiori interessa quali fossero i tuoi voti alle medie, e alle scuole medie nessuno badava a ciò che avevi imparato alle elementari.

Bastava tu fossi in grado di stare dietro alle lezioni, questo era tutto ciò che contava, ma l’università no, l’università non la cancelli, i voti che prendi fanno media e dalla tua media dipenderà il tuo voto di laurea, e da quello la possibilità o meno di accedere a determinati lavori.

So quello che ti dicono, ti ripetono che non conta la laurea, che il tuo voto di laurea non è importante, che bisogna tornare a fare i bei vecchi lavori manuali di una volta, perché i laureati sono destinati alla disoccupazione.

Peccato che,

Nell’ultimo trimestre del 2017, secondo l’Istat,
il tasso di disoccupazione tra i laureati era al 6,1%,
contro il 9,9% che si registrava tra i diplomati,

il 13,9% tra chi ha la licenza media e il 18,1% della popolazione in possesso soltanto del diploma di scuola elementare.

I dati parlano chiaro: avere quel pezzo di carta in mano aiuta eccome, ma non solo, conta anche il voto.

Dipende dove vuoi arrivare certo, ma se le tue ambizioni non si fermano a un posto qualsiasi è fondamentale che tu esca da questi anni con un buon risultato.

Ci sono aziende che non tengono nemmeno in considerazione chi si laurea con voti al di sotto di una determinata soglia, quindi che non te ne raccontino: la laurea serve, e serve avere un voto decente se non vuoi finire ad accontentarti di un lavoro mediocre.

Dal XIX Rapporto AlmaLaurea sulla Condizione occupazionale dei laureati, che ha coinvolto oltre 75 mila laureati magistrali biennali del 2011 a cinque anni dal conseguimento del titolo, infatti emerge che il tasso di occupazione di chi ha trovato un lavoro grazie alla laurea è pari all’84%.

Il problema è che quello che emerge è che nel 2016 più di 3 milioni di giovani europei hanno rinunciato a conseguire la laurea. E noi (tanto per cambiare) siamo tra i paesi messi peggio da questo punto di vista. In Italia gli abbandoni universitari sono stati ben 523.900. Solo la Francia ne ha registrato un numero maggiore.

I motivi sono tantissimi:

  • L’università non aiuta di certo lo studente a dare il meglio di sé, le aule sono troppo piene perché tu sia seguito nel tuo percorso;
  • Frequentare le lezioni sembra indispensabile, l’unico modo in cui potrai riuscire a rimanere al passo, ma se non sei uno dei privilegiati, e sei costretto a lavorare per mantenerti gli studi, puoi dire “ciao ciao” ai privilegi dei frequentanti;
  • Il tipo di studio, di esposizione e di informazioni da ricordare è completamente diverso, ma tu sei sempre la stessa persona e nessuno ti ha spiegato come evolverti in base alle necessità.

Forse è proprio per questo che il tasso di abbandono in Italia è così alto, forse è per questo che stando ai dati diffusi in questi giorni l’Ocse, l’Organizzazione Internazionale per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, attraverso “Education at a Glance 2018″, fa sapere che in Italia la percentuale dei laureati è tra le più basse rispetto alla media dei paesi che l’Organizzazione rappresenta: il 4 per cento con la laurea, contro il 17% dei paesi Ocse.

Sono stato ripetitivo, sono stato noioso, ma quello che voglio dirti è semplicemente questo:

Non ascoltarli, sta per arrivare il tuo primo grande giorno e tu non devi prestare orecchio a chi ti dice che non conta nulla

Il tuo primo giorno conta eccome, come conta la vita che stai per iniziare.

Ecco quindi alcuni consigli per affrontare al massimo gli anni che verranno e preparare la tua strada verso il lavoro dei tuoi sogni.

1.Impara da tutto.

Non ci sono solo le lezioni intorno a te, questa è la tua ultima incubatrice prima del mondo del lavoro, quindi assorbi ogni informazione possibile immaginabile. Dai tuoi docenti, dai tuoi compagni, dal tuo capo al lavoro.  

Quando entrerai in ufficio infatti fra qualche anno non dovrai soltanto sapere le due nozioni imparate sui libri, anzi, dovrai saper lavorare con gli altri, essere organizzato, autonomo sul posto di lavoro e altre mille mila cose richieste se vuoi emergere.

2. Scegli il gruppo giusto.

Le persone che ti circondano ti influenzano, da loro dipende la persona che diventerai. Se tutti i tuoi compagni di università non hanno voglia di fare niente e alle 3 tutti i giorni decidono di scolarsi 5 birre.

È sempre meglio essere l’ultimo in un gruppo di fenomeni, che il primo in un gruppo di perdigiorno. Quindi scegli compagni validi, che studino, si impegnino, abbiano davanti obiettivi chiari e un percorso per raggiungerli.

3. Vai a berti una birra

Non dimenticarti mai di uscire con i tuoi amici, di fare con loro cose, di divertirti, ridere, di uscire la sera, di baciare la tua ragazza in posti romantici, non dimenticarti di leggere al parco, di correre, di fare tennis, pallavolo o ciò che preferisci.

A cosa servirà? Ad alzare la tua media. È scientificamente dimostrato che gli studenti con risultati migliori sono quelli che si prendono del tempo per divertirsi, non di certo quelli che si rintanano in casa.

Il cervello ha bisogno di riposare, prendere una boccata d’aria e svagarsi. Quando ti ho detto di scegliere il gruppo giusto, non intendevo dire che devi passare la tua vita con morti viventi, le stesse persone con cui studi saranno perfette per uscire la sera e ricordarti che comunque vada, hai 20 anni ed è giusto ricordarselo.

4. L’università non basta.

Lo so, è già faticosa di per sé, ma la realtà dei fatti è che non basta per emergere e ottenere il lavoro dei tuoi sogni. Il primo giorno di lezione infatti, alza lo sguardo, dai un’occhiata intorno a te, li vedi quei ragazzi pieni di sorrisi e belle speranze?

Un giorno saranno nella sala d’attesa del tuo stesso ufficio, ad aspettare un colloquio identico al tuo, per ottenere il posto al quale tu ambisci.

Come puoi assicurarti di arrivarci prima di loro?

In questi anni fai corsi, impara più lingue, ad usare più programmi, segui lezioni in più, cose che potrebbero far spiccare il tuo CV nella pila informe sulla scrivania delle risorse umane.

5. Trova il tuo modo di studiare

Lasciatelo dire da uno che vede studenti da anni, là fuori ti vendono tutti un metodo di studio sempre valido, che funziona per te, per la tua amica e per chiunque altro.

Ti dicono che ci sono un paio di strumenti da utilizzare, due tecniche incredibili, e PUFF come per magia tutto sarà salvato per sempre nel tuo cervello.

Falso. Devi trovare il tuo metodo, il tuo particolare sistema, elaborato nel dettaglio su di te, sulle tue qualità e sui tuoi punti di forza.

È questo che facciamo a Genio in 21 giorni, ti diamo un modo di studiare che tenga conto di chi sei, cosa fai, e che unito alle più potenti tecniche di apprendimento, liberi tutto il tuo potenziale.

Quando ci penso, mi sembra quasi magia…

Ma è esattamente questo che fa, ti consegna uno strumento incredibile in grado di darti una marcia in più rispetto agli altri.

I consigli che ti ho dato valgono sempre e comunque e sono il frutto della mia personale carriera universitaria, ma soprattutto di quella dei 41 mila studenti che ho visto passare davanti a me in questi anni.

Applicali e potrai affrontare al meglio gli anni che ti si parano davanti, ma se vuoi superarli in un balzo senza tormentarti o faticare inutilmente, la soluzione è andare su www.genioin21giorni.it/corso/ e compilare il FORM.

Un mio consulente dello studio ti chiamerà subito per capire quali sono le tue difficoltà e le cose che vorresti migliorare e ti dirà se Genio in 21 Giorni, è l’arma che fa al caso tuo.

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